Don Francesco Mannu presenta il ritiro vocazionale che si terrà nella cattedrale di Santa Chiara dal 13 al 14 marzo
di Valeria Carta

In prima linea, a guidare l’organizzazione del ritiro, don Francesco Mannu, neo ordinato della diocesi iglesiente, attualmente impegnato nel concludere la sua licenza a Roma in Teologia Spirituale e Formazione dei Formatori e animatori vocazionali. Don Francesco è stretto collaboratore del Centro Diocesano Vocazioni, di cui è direttore don Andrea Zucca.
Abbiamo chiesto a lui di tracciare una breve sintesi degli intenti di questo evento.
Don Francesco, come nasce l’idea di questo ritiro spirituale?
L’idea di questo ritiro spirituale non è nata adesso, è un incontro che facciamo ogni anno la quarta domenica di Quaresima, per dare l’opportunità a chi aderisce di fare discernimento della propria vita in un cammino come quello della quaresima nel quale siamo chiamati a fare sintesi, tornare all’essenziale e riscoprire da dove veniamo, di chi siamo e per chi siamo. Quest’anno abbiamo sentito l’esigenza, visto il periodo che stiamo vivendo, di portare una persona che, attraverso il suo carisma e spiritualità, potesse dare delle risposte in più alle esigenze profonde delle persone.
In questo tempo straordinario segnato dalla pandemia, quale è l’importanza di un evento di questo tipo?
In questo momento storico penso sia determinante ritornare al centro della nostra fede, in un periodo nel quale sembrano svanire tutte le certezze che avevamo maturato nel tempo. È necessario soprattutto riscoprire la virtù della speranza che è costitutiva del nostro cammino personale. Un’ importanza significativa è dettata dal fatto che non siamo più capaci di abitare le nostre esistenze, i nostri silenzi e i nostri bui, ecco allora che una guida potrebbe accompagnarci a riscoprire che nella tempesta non siamo soli e nei nostri cammini c’è sempre Gesù che tende la mano per risollevarci e accompagnarci.
Il tema dell’incontro è particolarmente intrigante. L’uomo quanto ha bisogno di speranza oggi?
L’uomo ha bisogno di tanta speranza perché, in modo particolare in questo periodo, sta sperimentando il buio più profondo della sua esistenza. Penso alle risposte che non riusciamo ad avere nella nostra quotidianità, all’impossibilità di fare silenzio per scoprirsi creature amate da Dio. Penso che questo tema della speranza sia il perno fondamentale per poter riprendere in mano la propria vita, riscoprirla e indirizzarla verso nuovi orizzonti.
Nel tema del ritiro, accanto alla Speranza, c’è la Fede. Cosa possiamo dire a proposito?
Per quanto riguarda la fede possiamo dire è anch’esso un tema caldo di questo ritiro perché ora è una delle virtù che è stata messa più in discussione a causa del periodo che stiamo vivendo. La fede ha il compito di riportaci sicuramente all’ “eccomi” iniziale del nostro cammino di fede per poter poi rileggere la nostra vita con una chiave interpretativa diversa e illuminata dall’amore di Cristo. La fede è anche l’elemento sostanziale per le risposte che dobbiamo dare, attraverso la donazione totale, alla chiamata che Dio ha pensato per ciascuno di noi.
Cosa augura a tutti coloro che hanno scelto di partecipare?
Il mio augurio, per tutte le persone che hanno aderito, è quello di riscoprirsi amati per sentirsi sempre più parte integrante di un cammino ecclesiale e per poter trovare il coraggio di rivolgersi al Signore con le stesse parole che Pietro disse a Cristo: Signore da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna (Gv 6, 68).