Sulcis Iglesiente Oggi

Pellegrini ai piedi di Maria

NSG 2020 0035

A Iglesias la festa per la Madonna delle Grazie nella 285° ricorrenza del voto, la solenne celebrazione eccezionalmente in Cattedrale

di Valeria Carta
foto di Efisio Vacca

Era il 25 marzo, nel cuore del lockdown, quando in un santuario deserto, la Chiesa iglesiente si riuniva spiritualmente e per le mani del suo vescovo si affidava completamente alla Madonna delle Grazie. A distanza di quasi quattro mesi, per grazia divina, il popolo di Dio può tornare ai piedi della sua “potente regina” per implorare la benedizione celeste sulla città, sulle sue famiglie e su ogni fedele. “Saldo nella speranza contro ogni speranza” il popolo iglesiente, infatti, anche quest’anno ha celebrato solennemente lo scioglimento del voto alla Vergine che ormai 285 anni fa liberò Iglesias e tutto il Sulcis dalla piaga delle cavallette.
Nessun evento civile per la tradizionale festa mariana, che non pare, dalle testimonianze dei presenti, aver comunque risentito di un calo di fedeli. Il programma religioso, semplice ma denso di appuntamenti, ha scandito i tempi di una festa comunitaria capace di riunire poteri religiosi e civili.

La novena. Nei nove giorni antecedenti la festa, dal 3 all’11 luglio, il santuario è stato affollato di fedeli che, per niente impauriti o intimiditi dalle restrizioni, non hanno voluto rinunciare al pellegrinaggio annuale alla Madonna delle Grazie. Predicatori, per l’occasione, neanche a farlo a posta, padre Roberto Sardu e padre Andrea Manca, iglesienti doc che conoscono bene il santuario, la sua storia e la fede di tanti che ininterrottamente, da anni, continuano recarvisi per affidarsi alla Vergine Maria.
A padre Roberto il compito di aprire questa nove giorni di esercizi spirituali e di guidare anche un momento di intensa preghiera quale il cenacolo mariano nel primo sabato del mese. Una preghiera semplice, ma estremamente potente, per riparare le offese al cuore santissimo di una Madre che geme per e con i suoi figli. Temi forti quelli della predicazione mariana di quest’anno: il peccato, l’inferno, il perdono, l’eucarestia. Saper leggere “i tempi”, comprendere il senso profondo di quello che ci succede, per poter intravedere il progetto di Dio sulle nostre vite. “Il rosario e la confessione sono la nostra arma” hanno ricordato i predicatori. La preghiera costante, infatti, è l’unica risorsa di salvezza per rimanere quanto più possibile attaccati alla Madonna. Difficilissimo non fare riferimento a figure mariane di grande esempio per i fedeli, primi fra tutti i pastorelli di Fatima, il cui messaggio è più attuale che mai. “Sottovalutiamo tante piccole cose, che sono pericolose e che ci possono portare alla dannazione”, parole forti, ma figlie di un desiderio di strappare quante più anime possibili al peccato.

Il giorno della festa. Il voto è stato sciolto durante la solenne celebrazione nella cattedrale cittadina. La statua della Vergine, portata dal santuario alla vicinissima Piazza Municipio, è stata scortata dai fedelissimi dell’associazione Madonna delle Grazie. Emozionante e suggestivo, l’ingresso del simulacro nella piazza, in un silenzio rotto solo dal suono festoso delle campane. A guidare i momenti di preghiera antecedenti la liturgia, le suore di San Tommaso che continuano a prendersi cura del santuario e della festa con grande impegno e devozione. Come ha ricordato don Carlo Cani all’inizio della celebrazione “questa è la seconda volta che la Vergine viene in Cattedrale”. Era già accaduto, 35 anni fa, in occasione dell’incoronazione solenne, e l’evento si ripete in quest’anno così particolare e difficile. Ancora una volta il capitolo della Cattedrale e la Municipalità cittadina “sono pellegrini ai piedi della Madonna Santissima per implorare la grazia su questa città”. Le cavallette ieri, la pandemia oggi, quello che non cambia è il nostro bisogno di dire grazie a Maria. Dalle mani del vescovo, il sindaco di Iglesias, ha accesso il bianco cero per donarlo alla Vergine, alla presenza di tutte le autorità cittadine ma anche ecclesiastiche, tra le quali anche il provinciale dei cappuccini di Sardegna e Corsica, padre Filippo Betzu. A chiudere la celebrazione solenne, prima di tutto la tradizionale omelia del predicatore, padre Andrea, che ha ringraziato Dio e la Madonna, che ancora una volta “scende verso di noi e ci porta il suo aiuto materno”. La sua venuta è un segno di speranza, il cero un segno di vita, per dire grazie a Maria che si prende cura di noi. Su un tappeto di rose rosse la Vergine ha ripreso la via del santuario con al seguito le autorità.
Una festa, che apparentemente può definirsi in “tono minore”, ma che in realtà non ha perso l’intensità, l’amore e la venerazione per la Madonna. Una festa scevra di tutti gli elementi di contorno che si trasforma nell’occasione “per riscoprire ciò che non passa: l’amore di Dio e la benedizione di Maria”.

L’abito della festa. Dopo circa 34 anni, la statua della Madonna delle Grazie veste quest’anno una mise tutta nuova, fatta a mano da una devota alla Vergine, nonché membro dell’Associazione Madonna delle Grazie. Roberta non è la prima volta che si cimenta in un’opera decorativa per il simulacro della Vergine, “avevo confezionato i manicotti” ricorda emozionata. Fino alla proposta ardita di realizzare proprio un nuovo abito. “Non mi sentivo adatta per questo compito” ha confessato, “pensavo fosse qualcosa di troppo grande per me”. Ma è risaputo, quando Maria chiama ha sempre tanta pazienza con i suoi figli e come una mamma ha saputo aspettare fino a quando Roberta non si è sentita pronta per dire il suo “eccomi”. Infatti, circa un anno fa, sentendo la storia dell’abito antico, rivisitato l’ultima volta proprio nel giugno del 1976, non ha potuto che rendersi conto che quella chiamata era diretta a lei, nata in quello stesso mese di quello stesso anno. Così, ha iniziato il suo lavoro che ha portato a compimento proprio nei mesi della quarantena, quando, aiutata dalla Vergine Maria, ha trasformato la sua preghiera in ricamo. “Ogni fiore, ogni decoro, è un pezzo della mia preghiera personale a Maria”. Poche righe scritte con fede che presto verranno conservate insieme al vestito, perché parole e ricamo sono un’unica cosa.
Il nuovo abito della Madonna delle Grazie è un segno di fede grande per la sua autrice, ma per tutta la comunità che può rispecchiarsi in questa bellezza materiale per assaporare la bellezza celeste. Ricami verde oro, la grande rosa sul petto e i “non ti scordar di me”, piccoli fiori azzurri che rappresentano forse la preghiera più forte rivolta alla Mamma celeste. Nella nuova veste di Maria, il ricamo si fa preghiera per ringraziare la Vergine, dal profondo del cuore, per aver protetto il suo popolo durante questa grande pandemia. La corona di fiori che cinge tutto il decoro è segno dell’abbraccio del mondo a Maria. “Ho messo l’ultimo punto all’abito il giorno che hanno riaperto le chiese”, ha precisato. Coincidenza?! Eppure, chi conosce la Madonna sa bene che niente è a caso nella vita di ognuno di noi. Passare la quarantena a confezionare un abito che forse non sarebbe mai stato indossato, non può essere fatalità, quanto piuttosto il frutto sofferto di tante preghiere, non solo di Roberta, ma di tutta una comunità che nel silenzio ha sostenuto il suo lavoro.

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