
Riaperta sabato 1 agosto la basilica di Sant’Antioco dopo il restauro e l’adeguamento liturgico con la dedicazione del nuovo altare
di Tito Siddi
foto di Efisio Vacca
Il primo agosto, in occasione della 661a Festa estiva di Sant’Antioco Martire, Patrono Massimo della Sardegna, la città di Sant’Antioco, con la cerimonia della dedicazione dell’altare e della Basilica, ha vissuto un momento intenso ed emozionante culminato nella firma dei verbali curati dalla cancelleria diocesana di Iglesias in cui si è sancita la restituzione al culto della Basilica del IV secolo completamente restaurata, dopo gli importanti lavori durati un anno e mezzo.
Nel corso della cerimonia il vescovo monsignor Giovanni Paolo Zedda ha officiato il rito della dedicazione del nuovo altare, impreziosito da un’artistica tovaglia realizzata e tessuta, in alcune parti in bisso, dalle artiste cultrici della tradizione cittadina, le sorelle Pes, che ne hanno fatto dono alla Basilica. La funzione, con inizio alle 10.30 e terminata alcune ore dopo, presieduta dal vescovo di Iglesias, si è svolta alla presenza del cancelliere della curia vescovile mons. Carlo Cani, del rettore della Basilica can. Mario Riu, dei sacerdoti delle parrocchie cittadine, forania e diocesi. Presenti inoltre alla cerimonia il sindaco Ignazio Locci, giunta e consiglio comunale di Sant’Antioco, sindaci del territorio, autorità civili e militari e associazioni di volontariato. Considerate le misure di prevenzione anti Covid, per consentire a quante più persone possibili di partecipare alla celebrazione, la Santa Messa è stata trasmessa in diretta streaming nel canale YouTube del Comune, sebbene numerosi fedeli hanno potuto seguire direttamente la funzione dai banchi del tempio dove sono stati ammessi in base alle regole anti assembramento.
La cerimonia è iniziata con una breve processione che ha condotto sino al nuovo portone della Basilica le reliquie del Martire, accompagnate dal vescovo. A accoglierli sulla porta d’ingresso il progettista del restauro, l’architetto Antioco Marongiu, che ha brevemente annunciato la fine dei lavori di restauro e conservazione del tempio e, come tradizione, ha poi bussato al portone che si è aperto, consentendo così di riammirare la bellezza dell’antico luogo di culto. Appena superato l’ingresso, sulla sinistra si presenta il nuovo fonte battesimale, abbellito da una scultura del sassarese Franco Scassellati che rappresenta il battesimo di Gesù.
Attraversando il nuovo pavimento realizzato in marmo bianco di Orosei, si è completato l’ingresso ufficiale e il ritorno nella loro “casa” delle reliquie del martire Antioco, ucciso dai soldati romani intorno al 125 nelle catacombe che si trovano sotto il tempio. Il rito ha poi visto il vescovo aspergere con un ramo d’ulivo intriso di acqua santa il popolo e le pareti del nuovo edificio in memoria del Battesimo. Poi la lettura delle Scritture, del Vangelo e l’omelia del vescovo dal nuovo ambone, centro di tutta la liturgia cristiana, realizzato anch’esso in marmo bianco con fattezze spigolose che ricordano la palma del martirio, come le spine di pesce, figura che sin dagli inizi dell’era cristiana raffigurava il Cristo. “La comunità cristiana potrà rincontrarsi in questo edificio – ha detto il vescovo – stringendosi alle reliquie del nostro Santo protettore, che con la sua testimonianza ha offerto alla nostra terra il dono della fede che potrà così continuare”.
Alla liturgia della parola sono seguiti i riti propri della dedicazione. Dopo il canto delle litanie dei Santi sono state deposte sotto l’altare le reliquie del martire Antioco. È seguita l’unzione dell’altare e delle pareti, l’incensazione dell’altare, del popolo e delle pareti. Infine l’illuminazione dell’altare e della chiesa che ha strappato un caloroso applauso dei fedeli presenti. La celebrazione eucaristica è poi proseguita normalmente.
In conclusione è intervenuto il rettore della Basilica don Mario Riu: “Ringrazio il vescovo, le autorità e tutti coloro che si sono spesi per la realizzazione dell’opera – ha detto don Riu – il Signore ha portato a compimento ciò che Lui ha voluto”. A don Riu hanno fatto seguito il saluto del sindaco di Sant’Antioco e la firma dei verbali di cui ha dato lettura il cancelliere della diocesi mons. Carlo Cani.
“Con gioia ed emozione, ho sottoscritto i verbali di riconsegna della Basilica di Sant’Antioco Martire alla diocesi di Iglesias e alla parrocchia – ha commentato il sindaco Ignazio Locci – Una “restituzione” che avviene dopo gli importanti lavori di restauro e consolidamento che l’hanno resa ancora più bella, affascinante e accogliente”.
Intanto, le reliquie di Sant’Antioco sono state divise in due urne distinte, la cui realizzazione è stata curata da una ditta di Assisi: oltre il prezioso reliquiario contenente il cranio del Santo, depositato in una nicchia a vista nell’altare del rinnovato presbiterio, un’urna rimarrà nella basilica, mentre la seconda urna sarà accolta domenica 9 agosto nella Cattedrale di Iglesias.
Il testo integrale dell’omelia del vescovo Giovanni Paolo
Dio ascolti ancora la nostra preghiera per intercessione di Sant’Antioco. Con le sue parole e la sua testimonianza ha offerto alla nostra terra il dono del Vangelo. Continui ad accompagnare nel cammino della vita ognuno di noi, le nostre famiglie, la nostra comunità cristiana, perché seguendo il suo esempio sappiamo testimoniare quotidianamente l’amore di Dio per tutti i suoi figli.
Da oggi il Signore ci offre ancora la possibilità di sperimentare l’incontro con lui in questa antica Basilica, ricca di storia. Nei mesi scorsi, con gli interventi economici della Conferenza Episcopale Italiana e della Regione Sardegna e per l’interessamento dell’Amministrazione Comunale, alle quali va il nostro grazie sincero, si è provveduto ad importanti lavori di adeguamento, e oggi la vediamo con un nuovo altare, un nuovo ambone, una nuova custodia eucaristica, un nuovo fonte battesimale. I cambiamenti avvenuti nella sua struttura vogliono manifestare la nostra fede nella centralità di Cristo.
Così la chiesa di mura diventa il “segno del Tempio”, dell’unico vero e perfetto Tempio di Dio, che è Gesù. Egli ha offerto la sua vita per noi, è il nostro Maestro, e continua a vivere in mezzo al suo popolo, facendo anche di noi il suo Tempio santo.
Lasciamoci rinnovare anche noi, Chiesa viva, dall’incontro con Dio in Cristo, presente nella proclamazione della sua Parola, nella celebrazione dei Sacramenti, nella stessa assemblea cristiana che qui si raduna.
Egli solo può darci la forza di crescere nella testimonianza della vita buona del Vangelo, per lasciarci trasformare dallo Spirito di carità, per accogliere con responsabilità la missione di portare al mondo in ogni momento e in ogni situazione la buona notizia della salvezza che il Cristo, Figlio di Dio, ci ha meritato con la sua Pasqua.
È questo il messaggio che la Parola di Dio ci ha trasmesso nei brani che sono stati proclamati. La prima lettura ci ha invitati a rivivere l’esperienza del popolo d’Israele al rientro dall’esilio, quando si mise in ascolto del libro della legge: “Tutto il popolo tendeva l’orecchio”. Qui, in questa Basilica e in ogni nostra chiesa, dobbiamo anzitutto metterci in ascolto della Parola di Dio, domenica dopo domenica, giorno dopo giorno. “Le tue parole sono spirito e vita”, abbiamo ripetuto nella preghiera del salmo. Eliminiamo dai nostri atteggiamenti qualsiasi altro intendimento che non sia la ricerca del suo dono gratuito. Teniamo presente la raccomandazione di Gesù nel suo “zelo” per la casa di Dio, quando scacciò dal tempio i venditori: “Non fate della casa del Padre mio un mercato!” (Gv 2,16). Accogliamo la raccomandazione che l’apostolo Paolo ci ha rivolto nella seconda lettura: “Voi siete edificio di Dio… Come un saggio architetto io ho posto il fondamento. Ma ciascuno stia attento a come costruisce. Nessuno può porre un fondamento diverso da quello che già vi si trova, che è Gesù Cristo”. Questo è anche l’insegnamento del nostro Patrono: al centro della testimonianza da lui data non ha messo se stesso, ma Gesù Cristo, e invita anche noi a fare altrettanto. Soprattutto dobbiamo ricordare che, se siamo “tempio di Dio e lo Spirito di Dio abita in noi”, non possiamo dividerci tra fratelli: siamo unico edificio in Cristo. Siamo chiamati da Cristo a diventare una cosa sola in lui, a lasciarci trasformare in membra del suo corpo, membra gli uni degli altri, uniti dal suo Spirito nella carità. E dobbiamo anche tener presente un’altra verità: il Signore ci ricorda l’esigenza di superare ogni tentazione di idolatria. Qualsiasi tempio opera dell’uomo non può contenere Dio. Già il primo martire Stefano affermava: «Dio non dimora in templi costruiti dalle mani dell`uomo» (At 17, 24) Egli è sempre al di là, è sempre davanti a noi, più grande di noi. Ci chiede di non identificarlo con le realtà del mondo, nemmeno con le più significative e meglio riuscite. Non dobbiamo assolutizzare le espressioni storiche del nostro culto a Dio, né quelle del passato, né quelle che oggi dedichiamo al Signore. Abbiamo il dovere di cercarlo continuamente e di adorarlo “in spirito e verità”. Gesù lo ha insegnato alla samaritana, come abbiamo ascoltato poco fa dal vangelo di Giovanni.
La preghiera di dedicazione, che fra un po’ eleveremo al Signore, con i suoi riti di unzione, di incensazione e di illuminazione, ci aprirà gli occhi e il cuore a comprendere che il senso della nostra vita è nascosto in Cristo. Di Lui sono segno espressivo l’altare, l’ambone, la custodia eucaristica, il fonte battesimale e l’intero edificio della chiesa. Qui, nella nostra storia quotidiana siamo chiamati a fondarci su di Lui incontrandolo nei sacramenti, e in particolare, domenica dopo domenica, nel sacrificio eucaristico.
Il radicamento nella lode a Dio e nell’ascolto della sua Parola, e la responsabilità di testimoniare il suo amore nella nostra vita e di trasformare il mondo secondo il suo progetto sono due aspetti inscindibili della nostra fede. Non possiamo essere cristiani in chiesa e vivere la vita quotidiana come se Dio non esistesse.
Contemporaneamente non possiamo vivere una vita giusta senza un costante impegno a dar lode al Signore nell’ascolto orante della sua Parola: solo lui, col suo esempio e con la sua grazia, può darci la forza di affrontare con vera speranza le difficoltà della vita, compresi i gravi problemi sociali che in questo tempo siamo chiamati a sostenere.
Disponiamoci perciò anche stamattina ad offrire la nostra fatica e la nostra gioia unendole al sacrificio di Gesù nell’Eucaristia. Con lui potremo sperimentare l’amore del Padre e crescere nella carità come Chiesa viva.
+ Giovanni Paolo Zedda
Sant’Antioco, 1 agosto 2020