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Un Cristo scolpito nel legno della storia

Dall’isola di San Pietro a Genova per il crocifisso della risorta tradizione ligure dei “cristezzanti”. Un successo caloroso e condiviso 

di Nicolo Capriata

Una festa, una grande festa a all’insegna della religiosità, della storia, dell’accoglienza. L’iniziativa del gruppo “cristezzanti” forse non si aspettava questo successo tanto caloroso e condiviso da genovesi e carlofortini. I cristezzanti isolani erano partiti all’inizio della settimana alla volta di Genova per “ritirare” il modello del Crocefisso che fin dal 1200 circa le confraternite liguri portano in processione. I lavori per la sua confezione erano iniziati nel 2020 e terminarono dopo diversi mesi, ma il solito mascalzone di covid ha frenato le operazioni di consegna. Il Cristo ormai carlofortino è stato assemblato, con un lavoro certosino, da Don Emanuele Montalto priore dell’Arciconfraternita di Multedo. Intanto è ricoperto dal corallo donato dai pescatori di Carloforte. Poi ogni pezzo (l’idea è originale e fantastica) è costituito da legni provenienti dalle cinque comunità tabarchine: per Pegli il mirto di Multedo, per Calasetta le doghe di una botte, per Carloforte si è utilizzato un pezzo di sàina (ginepro) che era stato adoperato come trave di sostegno in una casa di 200 anni fa. Mentre la quercia e il legno d’olivo rappresentano rispettivamente Nuova Tabarca e Tabarca. Molti si chiedono cosa possa entrarci questa radicata tradizione ligure con Carloforte e pensano che tutto ciò sia una forzatura, che non ci sia alcun nesso. Ma tutto è sbagliato. A Multedo sono conservate diverse lettere che riguardano la presenza di Confraternite a Tabarca ed altre che ne testimoniano l’esistenza a Carloforte durante i primi anni della colonizzazione. Tutti questi documenti, giudicati estremamente preziosi e interessanti sia sotto il profilo storico che su quello linguistico, verranno prossimamente raccolti e pubblicati in un libretto. Da aggiungere che il titolo (INRI) è sormontato dallo stemma di Carloforte che si vede in mezzo alle onde del mare e che appare ricoperto su tutto il legno da un disegno più o meno evidente l‘astragalus marittimus Morris che è una pianta isolana unica al mondo. Non a caso la delegazione era presente il 24 giugno, giorno in cui si celebra San Giovanni Battista patrono del capoluogo ligure. In questa occasione c’è stata la consegna ufficiale del cristo e la sua benedizione impartita dal francescano Arcivescovo di Genova Mons. Marco Tasca. L’alto prelato è rimasto molto sorpreso e contento dell’ambiente e della storia religiosa e non degli isolani. Tanto che si è promesso di ritornare quanto prima in visita a Carloforte, magari in compagnia di qualche politico di rango e appena arrivati si è subito messo in contatto con i membri dell’associazione. Un’accoglienza reciproca sentita e gioiosa che rinvigorisce gli antichi vincoli dell’origine comune, le vecchie e mai superate tradizioni, in particolare la lingua, segnale intangibile che contra distingue le comunità tabarchine.

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