Buggerru. Il sacrificio delle cernitrici di Genn’Arenas

La commemorazione delle quattro donne che trovarono la morte in miniera il 18 marzo 1913

di Federico Matta

Erano appena passate le 7 di una fredda mattina di fine inverno, quando un gruppo di nove giovani cernitrici, si apprestava alla selezione di una grande quantità di materiale proveniente dalla miniera di Malfidano. Con loro, a svolgere la dura mansione di selezione delle pietre, ricche di ossidi di piombo e zinco, sempre sotto stretta sorveglianza del caporale della miniera Eugenio Berutto, anche tre uomini. Sotto quelle grandi tramogge, costituite da enormi tavole di legno rivestite di lamiera e dove era ubicato il banco da lavoro per la cernita del minerale, un sopportabile cigolio non faceva presagire la tragedia, che da lì a poco sarebbe accaduta. All’improvviso, infatti, una delle grandi tramogge si ruppe e con quel grande cumulo di pietre estratte dalla montagna calcarea sovrastante, finì sul lungo tavolo da lavoro, posto nella parte sottostante, dove si trovavano le giovani operaie. Era il 18 marzo 1913. Sepolte dal materiale morirono Anna Pinna, di anni 23, Laurina Lussana di anni 19, Maria Angela Saiu, di 35 anni e Anna Murgia, di anni 15. Le cernitrici Assunta Algisi, di anni 18, Mariangela Zoccheddu, di anni 33 e l’operaio quattordicenne Luigi Caddeo, invece, seppur in maniera grave rimasero solamente feriti. Scamparono però alla morte. Per onorare il sacrificio delle quattro donne, che lavoravano in quel piccolo impianto minerario di Genn’Arenas, sopra l’attuale abitato di Buggerru e soprattutto, in cambio di una misera paga giornaliera di 80 centesimi, l’ex Ente foreste della Sardegna ha realizzato cinque anni fa, in collaborazione con il comune di Buggerru, il Cammino delle Cernitrici. “Un lungo sentiero, che partendo dalla periferia del paese – spiega Fabio Ravot, ex assessore comunale all’ambiente e appassionato di escursionismo – arriva sino alle alture di Pranedda, ripercorrendo il cammino dei vecchi minatori e attraversando il punto dove oltre cento anni fa è accaduta la tragedia delle cernitrici. Si tratta di un percorso, fornito di segnaletica e dei relativi pannelli informativi, realizzato proprio in memoria delle quattro donne morte nell’incidente del 1913”. Il sentiero è stato inserito nella Rete Escursionistica della Sardegna (RES), gestita dall’ente forestale, oggi agenzia Forestas e dall’Assessorato regionale per il Turismo. “Ogni anno è percorso da centinaia di escursionisti – aggiunge Ravot – provenienti dalle diverse parti dell’Isola ma anche dalla Penisola”. Nei giorni scorsi, in occasione del centoseiesimo anniversario della morte delle quattro lavoratrici, sul Cammino delle Cernitrici sono stati eseguiti i periodici interventi di manutenzione ordinaria. A eseguirli un gruppo di lavoratrici dipendenti di Forestas, per onorare ancora una volta il lavoro, che all’inizio del secolo scorso nella miniera di Buggerru era svolto dalle donne. Niente dichiarazioni, solamente un “stiamo facendo il nostro lavoro, per conto dell’agenzia per la quale lavoriamo”. Ma alla fine del turno, uno scatto le ha immortalate tra le insegne del sentiero. “È un percorso per il trekking – prosegue Ravot – che senz’altro merita di essere valorizzato maggiormente, soprattutto sotto l’aspetto culturale. La zona, inoltre, possiede un grande valore ambientale”. La centoseiesima commemorazione delle cernitrici morte nel 1913, quest’anno è interessata anche da alcune iniziative di carattere culturale, volute dall’amministrazione comunale del paese ex minerario. Tra queste il convegno presso l’ex Centrale elettrica, intitolato “Donne e miniera – Buggerru ricorda le cernitrici”. Poi lo spettacolo di Gianluca e Francesco Medas, di scena nella piazza Cernitrici, accanto al porto turistico. “Sono fatti che non vanno assolutamente dimenticati – conclude Simona Spada, assessore comunale alla cultura – per questo non manchiamo mai di ricordare il sacrificio delle cernitrici, così come quello degli altri lavoratori della miniera, che hanno segnato la storia del nostro paese”.

Pubblicato su “Sulcis Iglesiente Oggi”, numero 11 del 24 marzo 2019

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