Bullismo, parola agli studenti

Una nostra indagine sul fenomeno del bullismo nelle scuole superiori di Iglesias

Inchiesta a cura di Giulia Loi

Il 7 febbraio si è celebrata la Giornata nazionale contro il bullismo. Per riflettere sulla problematica, soprattutto in relazione al nostro territorio, proponiamo ai nostri lettori i risultati di una indagine svoltasi nelle scuole della città di Iglesias. Negli scorsi mesi è stato sottoposto un questionario a classi dalla prima alla quinta di alcuni istituti superiori cittadini: Ipia “Ferraris”, I.I.S. “Giorgio Asproni” (Artistico e Sportivo), I.T. Minerario “Asproni” – ITGC “Fermi”. Si è trattato di un questionario in forma anonima, composto da dodici domande che indagano sul bullismo subito e dieci sul bullismo commesso. In tutto hanno risposto al test 140 studenti, 52 femmine e 88 maschi, dai 13 ai 20 anni di età. Per praticità, ma anche per avere una panoramica su quelle che sono, grossomodo, le differenze tra il biennio e il triennio delle scuole superiori, abbiamo diviso i risultati tra due gruppi di età: tra i 13 ai 15 anni e tra i 16 e i 20.
Il primo gruppo comprende in totale 57 persone, la cui maggioranza, il 43,86% dichiara di provare indifferenza nei confronti della scuola, tuttavia il 61,6% ha in classe più di sei amici. Ciò significa che nonostante la scuola “non piaccia” è un luogo in cui le amicizie sono ben coltivate.
Le prime quattro domande del questionario indagano sulla frequenza di quattro atti di bullismo ben definiti: ti sei sentito escluso o ignorato?; qualcuno ha mai diffuso voci false sul tuo conto?; sei stato minacciato o forzato a fare qualcosa che non volevi?; ti sono stati affibbiati nomignoli o commenti offensivi? La maggioranza ha risposto “mai” in tutti e quattro i casi, tuttavia rispettivamente il 21,05%, il 26,32%, il 10,53% e il 14,04% ha risposto con “una o due volte”, indicando quindi che seppur con poca frequenza l’atto di bullismo maggiormente subito fra questi è quello sulla diffusione di voci false e offensive sul proprio conto.
Le altre domande indagano ancora su altri tipi di atti, sui luoghi e i tempi in cui si sono verificati. La maggioranza ha subito “colpi e offese” (19,30%) soprattutto in cortile e in classe (26,32%), durante l’intervallo (21,05%). Il 17,54% ha dichiarato di parlarne con un amico, la stessa percentuale con i genitori. Il 15, 79% invece non si confida con nessuno.
Le ultime tre domande cercano di delineare chi compie bullismo: la maggioranza delle risposte rivela che la maggior parte dei bulli sono nella stessa classe delle vittime (24,56% delle risposte), soprattutto ragazzi (17,54%) in gruppi di due o tre (14,08%).
Per quanto riguarda le dieci domande sul bullismo commesso, anche in questo caso la maggioranza, tra “spesso”, “qualche volta” e “mai” ha optato per quest’ultima risposta, perciò ci concentreremo sulle altre risposte: “Ti è capitato di prendere in giro i compagni o ridicolizzarli anche pesantemente?” alla domanda l’8,77% ha risposto “spesso” e il 33,33% “qualche volta”, rendendo così l’idea ancora una volta di quale sia il tipo di bullismo più adottato. Violenza non tanto fisica quanto verbale.
Per quanto riguarda il gruppo che va dai 16 ai 20 anni, invece, hanno risposto alle domande 83 persone, e i primi dati si somigliano notevolmente. La maggioranza prova “indifferenza” nei confronti della scuola e ha più di sei amici in classe. Fra le prime quattro domande, l’atto di bullismo più sentito è quello del sentirsi escluso o ignorato con una frequenza di almeno una o due volte (27,71%), l’atto più subito inoltre è stato quello di aver subito colpi o offese (14,46%), in cortile o in classe (15,66%), prima o dopo la scuola (22,89%). Il 20,48% è riuscito a confidarsi con un amico, il 16,87% si classifica al secondo posto dichiarando di non parlarne con nessuno. Solo il 6,02% ne ha parlato con un insegnante, nonostante l’insegnante sia la figura “più ovvia” da contattare per il bullismo scolastico. Anche per questa fascia d’età i bulli si trovano per lo più nella stessa classe delle vittime (15,66%), sono soprattutto ragazzi (13,25%) in gruppi di due o tre (14,46%).
Anche questo gruppo ha dichiarato “mai” in maggioranza per le domande sul bullismo effettuato, perciò ancora una volta la prima risposta sul prendere in giro i compagni è risultata la più votata: 7,23% dichiarano “spesso” e 25,30% “qualche volta”. Aumenta la violenza fisica, infatti si classifica al secondo posto “il picchiare, spingere o aggredire qualche compagno fisicamente”, a cui hanno risposto col 18,07% “qualche volta”.
Il cyberbullismo invece aumenta nel secondo gruppo rispetto al primo. Sembra aumentare in concomitanza con l’età: se infatti vediamo le risposte alla domanda “In quali luoghi hai subito bullismo?” la risposta “sul web” è stata contrassegnata dal 5,26% tra i ragazzi fino ai 15 anni e dal 10,85% da quelli dai 16 in su, quindi praticamente il doppio. Aumentano anche i dati alla domanda “Hai mai compiuto atti di Cyberbullismo?” Tra i ragazzi più piccoli hanno risposto “spesso” e “qualche volta” l’1,57% e il 3,51%. Tra i ragazzi d’età maggiore non aumenta più di tanto la risposta “spesso” (2,41%) ma aumenta notevolmente, fino a quadruplicare, la risposta “qualche volta”, contrassegnata dal 12,05% dei ragazzi.
Si possono notare anche alcune differenze nell’incidenza del bullismo tra maschi e femmine. Premesso che i ragazzi sono 88 e le ragazze 52, emerge che ad aver solo commesso atti di bullismo sono il 14,77% dei ragazzi contro l’11,54% delle ragazze. Chi ha solo subito, invece, è il 10,23% dei ragazzi e il 21, 15% delle ragazze. Sono allo stesso modo vittime e bulli il 44,32% dei ragazzi e il 25% delle ragazze. Invece a non subire né commettere nessun atto sono il 30,68% dei ragazzi e il 42,31% delle ragazze. Emerge quindi un quadro secondo cui i ragazzi sono più coinvolti in una atmosfera di bullismo generale, in cui subiscono ma anche, probabilmente, “si vendicano”. Quasi la metà delle ragazze è completamente fuori da ogni tipo di atto, ma non solo; coloro che “subiscono e basta” sono il doppio rispetto ai ragazzi.


Lo psichiatra Piergiorgio Testa commenta i risultati dell’indagine nelle scuole di Iglesias

La famiglia, decisiva nella prevenzione del bullismo

Per commentare i risultati della nostra indagine abbiamo intervistato Piergiorgio Testa, specialista in psichiatria, già direttore del Servizio tossicodipendenze e Servizio psicosociale e del dipartimento di Salute Mentale della ASL di Carbonia.

Come potrebbe essere definito il fenomeno del bullismo?

Come un comportamento aggressivo, benché non fisicamente condotto, quindi senza percosse, realizzato da un gruppo di pari, che tende a colpire persone percepite come fragili, a causa di un qualche difetto psico-fisico, comportante un grave risentimento nella vittima, che va dall’isolamento, alla perdita delle capacità scolastiche, con il ritiro dalla scuola, dalla reazione depressiva al suicidio.

Gli episodi più comuni all’interno delle scuole iglesienti sono quelli della diffusione di voci false, del prendere in giro i compagni e dell’escludere e ignorare i compagni.

I dati iglesienti sembrano in linea con i comportamenti diffusi in campo nazionale, favoriti come sono dall’abuso di smartphone. In particolare, nel caso del cyberbullismo questo è dovuto proprio all’uso inappropriato di internet e smartphone; la maleducazione attuale e l’aggressività e il cinismo spesso presenti nei cervelli in crescita, trovano in questi, strumenti efficaci di diffusione di notizie insultanti e per questo più gravi. Un tempo insultare comportava esporsi, oggi lo si può fare senza apparire.

Nella fascia d’età tra i 16 e 20 anni, l’indagine evidenzia un aumento delle percosse. Ci sono differenze ed età in cui i fenomeni di bullismo si accentuano o diminuiscono?

Le percosse non sono specifiche del bullismo; ci sono sempre state tra maschi adolescenti, magari si denunciavano in minor misura, ma tendono a scomparire verso i 17-18 anni, tranne per situazioni di maggior degrado etico e sociale.

Quali sono i segnali che possiamo notare nelle vittime di bullismo?

Segnali in tal senso sono indubbiamente l’isolamento sociale e, per le famiglie, la tendenza del ragazzo a produrre i sintomi di uno stato depressivo, quali tristezza, demotivazione, cefalea e insonnia.

Il 44% dei ragazzi commette e subisce bullismo; il 42% delle ragazze invece non commette né subisce. In cosa si differenziano bullismo “maschile” e “femminile”?

Abbiamo delle caratteristiche qualitative differenti tra i generi: i maschi sono più grossolani nell’irrisione, insulto o l’affibbiare soprannomi; le ragazze invece sono più sottilmente allusive a difetti fisici o all’abbigliamento di compagne vittime.

I luoghi del bullismo più contrassegnati nelle risposte sono il cortile, la classe, in momenti come l’intervallo e prima o dopo la scuola; ciò indica una incidenza maggiore del bullismo nei momenti in cui i ragazzi non sono “sorvegliati”. Le scuole che tipo di sorveglianza o metodi potrebbero attuare?

In tutta franchezza, credo che le scuole abbiano già troppi problemi da risolvere prima di aver a disposizione risorse che permettano la presenza di educatori nelle ore a rischio; piuttosto la famiglia dovrebbe saper educare i ragazzi, che sono troppo spesso sfuggenti alla distrazione dei genitori.

Quali consigli dare a genitori, docenti, e stessi ragazzi, che siano essi bulli o vittime?

I genitori dovrebbero considerare i docenti come alleati di un progetto educativo e non, come si sta verificando, la controparte da contestare; d’altro canto, gli insegnanti devono essere maggiormente accreditati e selezionati, per avere quella autorevolezza indispensabile per “far crescere”.

Quale raccomandazione dare agli insegnanti, anche davanti ad atti di bullismo apparentemente “meno gravi”?

Si dovrebbe mostrare di conoscere il fenomeno, anche negli aspetti psicologici, anche divulgando l’informazione “tecnica” che si è sovente bulli perché prima si è stati oggetto di bullismo; anche senza dimenticare la risorsa offerta dagli psichiatri, incaricati della cura del disagio mentale.

 

 

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