Pasqua nella Pace, dal tempo del Covid a quello della guerra

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Siamo alla terza Pasqua in pandemia ma nessuno sembra farci più caso, viviamo una festa nell’ombra del conflitto in Ucraina

di Giampaolo Atzei

Roma, 8 aprile 2022: manifestazione dei Giovani per la Pace, organizzata dalla Comunità di Sant’Egidio. Bambini e ragazzi con striscioni contro la guerra. (Foto Siciliani-Gennari/SIR)

Viviamo la terza Pasqua nel tempo del Covid ma nessuno sembra farci più caso, questa è diventata una Pasqua vissuta in tempo di guerra. Dopo la chiusura totale del 2020, le celebrazioni anticipate dello scorso anno quando vigeva il coprifuoco notturno, quest’anno sembra quasi tutto normale, gli orari consueti, le processioni per le strade, in chiesa senza distanze: se non fosse per le mascherine non si direbbe che ancora abbiamo oltre duemila nuovi positivi al giorno. È il segno che ci stiamo lasciando alle spalle un biennio complesso, a cui sta succedendo però un tempo incerto e denso di preoccupazioni.
La guerra in Ucraina non è stata il lampo che voleva chi l’ha scatenata, tutt’altro. Rischia di diventare un conflitto lungo, brutale come le guerre di logoramento che non risparmiano i civili, anzi si accanisce contro di loro. Per noi, lontani migliaia di chilometri dal fronte, comunque nella consapevolezza che la guerra coinvolge l’Europa e con essa l’Occidente tutto, cambia qualcosa nelle abitudini, nel costo della vita. Se il presidente del tuo governo ti dice che devi scegliere tra la pace o il condizionatore acceso, capisci che all’orizzonte ci sono scelte che incideranno sul futuro del nostro benessere. Appena poche settimane fa si faceva la fila per un rifornimento di benzina, i pochi sacchi di pellet rimasti in circolazione sono venduti a prezzi da mercato nero. Si cercano alternative alle forniture di gas dalla Russia e ci vorranno anni perché le soluzioni cui si lavora diventino concrete, nel mentre cosa succederà? Il cammino verso le energie rinnovabili, la transizione energetica, continuerà come previsto o cambieremo programmi? Vedremo crescere fila di pale eoliche sulle nostre coste per sostenere il prezzo della sfida energetica? Ecco, in poco tempo si ribaltano i parametri della nostra quotidianità, dal tempo del Covid a quello della guerra è stato un attimo, vissuto senza soluzione di continuità.
Ora, la vera sfida che ci attende è quella della pace. Del camminare insieme, come ci avrebbe dovuto ricordare l’esperienza del percorso sinodale cui siamo chiamati dalla Chiesa, dello scoprire come da soli, senza la forza e la capacità dell’amare, non si va da nessuna parte. “Un cristiano senza amore è come un ago che non cuce: punge, ferisce, ma se non cuce, se non tesse, se non unisce, non serve. Oserei dire, non è cristiano” ha detto papa Francesco quando ha consacrato Russia e Ucraina al Cuore Immacolato di Maria. Due nazioni divise, dove anche l’idea della via Crucis al Colosseo che mette insieme nella XIII stazione donne russe e ucraine sta creando malumori nelle rispettive chiese. E anche qui, nel nostro mondo, ci stiamo dividendo come loro, seguendo tutti le proprie piccole verità. Dimentichiamo che la pace, l’amore, sono percorsi faticosi ma il loro frutto è un raccolto senza eguali e se non lo facciamo sotto la Croce, nella Pasqua illuminata dalla Risurrezione, allora quando un cristiano può rivelarsi come tale, scoprendo la bellezza della Pace e dell’Amore? Auguri a tutte e tutti, costruiamo davvero una Pasqua di Pace a partire dalle nostre semplici case.

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