Ottant’anni con Carbonia

Piazza Roma Sp

Intervista al sindaco Paola Massidda nell’80° anniversario della fondazione di Carbonia

Una giovane città figlia dell’incontro

di Giampaolo Atzei

Carbonia compie i suoi primi 80 anni di storia. Otto decenni carichi di trasformazioni, segnati dalla capacità di una comunità di superare i limiti delle proprie origini e integrarsi in un territorio in cui è stata calata dall’alto e che ora vive la sua ennesima fase di riconversione produttiva e sociale. Ne abbiamo parlato con Paola Massidda, sindaco della città da due anni e mezzo.

PAOLA MASS OFF

Sindaco, la fondazione nel 1938 può considerarsi una scommessa vinta, oggi Carbonia compie 80 anni, ma la città come sta di salute? La possiamo considerare ancora una ragazza o si è già fatta donna?

Carbonia è l’esempio più emblematico di resilienza. Nasce, anche nell’idea dei progettisti, come città a termine con una durata limitata all’esistenza delle miniere. Con la dismissione mineraria, invece, si reinventa una nuova vita industriale, peraltro anch’essa precaria nel polo di Portovesme. L’attuale situazione economica e sociale pone la città di fronte a scelte importanti e Carbonia si appresta ad un cambiamento profondo, come una ragazza in piena metamorfosi adolescenziale, per trasformarsi da centro nato in funzione della miniera e dell’industria a città di servizi e con vocazione turistica e culturale, siamo una città che vuole porsi come modello di riferimento per dare impulso a nuove prospettive e nuovi orizzonti nel territorio.

Dall’originario contesto economico e sociale, legato alla miniera e al fascismo, a comunità democratica vocata ai servizi, la città ha mostrato nel tempo una sua indubbia vitalità. Ma come vive la città il rapporto con le proprie radici?

Guardando al passato, mi rendo conto che la nascita improvvisa e lo sviluppo esplosivo non hanno dato il tempo a Carbonia per maturare da subito la consapevolezza della sua nuova dimensione urbana. Era una compagine sociale, più che una comunità, costituita da elementi di varia provenienza con lingue e culture diverse, che dovevano trovare una sintesi nel nuovo contesto. Negli anni è stata poi portata avanti un’azione politica di profondo disconoscimento delle proprie origini, sia nella memoria collettiva che nelle manifestazioni materiali, che ha prodotto un profondo scollamento tra la dimensione urbana e la comunità.

Come recuperare allora questo senso di appartenenza?

Oggi più che mai è urgente portare avanti una riflessione profonda sull’identità e la complessità antropologica della nostra comunità. Per queste ragioni la mia amministrazione si sta concentrando su importanti progetti rivolti alla riscoperta delle radici che non sono elementi di debolezza ma punti di forza. L’inserimento di Carbonia nella rotta culturale Atrium ha lo scopo di dare valore alle risorse autentiche di questa città: il paesaggio, l’ambiente, la storia e l’architettura, che vengono interpretati come i presupposti di una nuova economia ecosostenibile più compatibile con le persone e con il territorio. Questa visione ci allontana dalla vecchia visione industriale, senza più sbocchi né prospettive per le nuove generazioni.

Lei stessa è espressione della prima vera generazione di carboniensi, quella dei figli dei fondatori. Ma qual è il carattere di una “giovane città” come Carbonia?

Come le dicevo, Carbonia è nata dall’incontro di persone provenienti da 73 province d’Italia, con un mix di dialetti, folklore e tradizioni diverse, che la città porta nel suo DNA. Il fenomeno migratorio, su cui Carbonia fonda le sue radici, ne ha rafforzato la vocazione ad attrarre persone da ogni parte d’Italia e la consapevolezza di una capacità di aggregazione e di apertura culturale. La migrazione di intelligenze contaminanti ha fatto del territorio un luogo caratterizzato da un forte cosmopolitismo fervido con grande capacità associativa, ancor oggi fortemente incardinata nella nostra comunità, che certamente ne rappresenta un tratto caratteriale importante.

La curva demografica volge al ribasso anche in una comunità che era sinora stata la più dinamica e popolosa del territorio. Il problema del lavoro e delle povertà crescenti è davanti agli occhi di tutti, come ci ha ricordato anche il rapporto Caritas. Che fare contro le attuali criticità sociali ed economiche?

Il problema dello spopolamento e della povertà è un problema che attanaglia la nostra isola e Carbonia, e, come tutte le altre città della Sardegna, sta subendo anch’essa una forte diminuzione della popolazione. Dal 2001 ad oggi abbiamo perso circa 2.000 persone, molte delle quali appartengono alla generazione dei 30/40enni, con tanti laureati emigrati soprattutto verso altre nazioni della UE, e questo indubbiamente é un indebolimento della comunità. Quindi, nella nostra visione della città che cammina verso il centenario del 2038, dobbiamo con tutte le nostre forze invertire la rotta per rendere questa città più appetibile dal punto di vista sociale ed economico, incentivando il ritorno delle competenze attraverso una politica di alto livello che miri all’attivazione di percorsi virtuosi. La mia visione del futuro è quella di una città forte, centrale rispetto alle esigenze del territorio, modello di una nuova economia costruita sui beni identitari, vero volano di sviluppo.

La creazione di Carbonia ha creato nuovi equilibri economici ed amministrativi nell’intero Sud-Ovest della Sardegna. Come vive la città questa sua relazione con il territorio?

Carbonia è per sua natura una città baricentrica. Lo è geograficamente, lo è dal punto di vista demografico e dal punto di vista economico. Questi sono i suoi punti di forza sui quali far leva per rafforzare la sua vocazione aggregatrice, creando rete con gli altri centri del territorio del Sulcis Iglesiente. In quest’ottica la nostra Amministrazione Comunale si muove, cercando di promuovere il dialogo e di assolvere il ruolo di collante con tutti i 23 Comuni del Sulcis, sia in sede di Unione dei Comuni, sia nella Conferenza territoriale sociosanitaria, che nella Fondazione del Cammino Minerario di Santa Barbara, incentivando forme di azioni integrate tramite accordi e convenzioni con i vari Comuni nei diversi settori di sviluppo, come ad esempio il turismo.

In conclusione, possiamo formulare da queste pagine un augurio a Carbonia e alla sua città?

L’augurio per Carbonia è che questa giovane città faccia della sua identità di comunità moderna, solidale e accogliente il proprio punto di forza, per muoversi insieme al territorio in un percorso di crescita e sviluppo sempre più fiorente, con l’obiettivo che a beneficiare dei risultati siano soprattutto i nostri figli. La nostra stella polare sono le giovani generazioni, per le quali dobbiamo preparare la strada per un futuro migliore, rispondente ai loro bisogni e alle loro aspettative.


Intervista pubblicata su Sulcis Iglesiente Oggi, N° 44 del 16 dicembre 2018

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: