DISSERVIZIO POSTALE

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Il sit-in di protesta all’Ufficio postale di Fluminimaggiore con il sindaco Marco Corrias. Foto di Federico Matta

Avvio del recapito a giorni alterni, riorganizzazione di turni e orari di lavoro, corrispondenza arretrata, il nostro settimanale non viene recapitato da settimane: nei comuni della diocesi cresce la protesta contro Poste Italiane

La lunga attesa per il postino… che non suona più nemmeno una volta

di Giampaolo Atzei

Alla fine, come troppo spesso accade, sono i piccoli quelli che perdono e Golia si impone su Davide: non fa eccezione a questa logica il servizio di recapito della corrispondenza curato da Poste Italiane. Da quando le spedizioni di bollette, giornali, lettere e cartoline sono crollate – si parla del 50% in meno nell’ultimo decennio – l’azienda postale ha riorganizzato il proprio servizio, privilegiando i servizi bancari e il business che è cresciuto negli ultimi anni proprio grazie alla digitalizzazione che ha smaterializzato la corrispondenza tradizionale: il commercio elettronico. Sono cose che stanno scritte nere su bianco. In una lettera inviata dall’Anci Sardegna ai sindaci dell’Isola lo scorso 23 aprile si leggeva: “Poste Italiane sta implementando una nuova organizzazione del recapito per garantire un servizio più efficiente ed economicamente sostenibile in un contesto che vede da un lato la costante diminuzione dei volumi di posta tradizionale ma, dall’altro, l’aumento ad esempio dei pacchi dell’e-commerce, che genera nuove opportunità di implementazione dei servizi”. Oplà, detto fatto. Da questa estate è progressivamente operativo in Sardegna il nuovo modello di “Joint Delivery”. All’atto pratico però, nonostante le promesse di un servizio rivoluzionario, per prodotti come il nostro settimanale si è registrato un drammatico crollo della qualità del recapito, certamente a vantaggio di Amazon & compagni, cresciuti del 130% in Sardegna nel solo ultimo anno. La prova è nelle lamentele quotidiane che arrivano in redazione, dove si tiene monitorata la consegna delle copie della rivista diocesana: ritardi di due/tre settimane sono ormai la norma, insieme ovviamente al resto della corrispondenza, creando disagio su disagio. E così, i piccoli stanno sempre peggio, come dicevamo, nonostante le promesse scaricate su un personale poco numeroso e costretto a rotazioni di turno e servizio. I comuni più lontani, le isole – come nelle storie di Fluminimaggiore e Carloforte che raccontiamo in questo numero, a cui si aggiungono le ultime proteste da Domusnovas, Gonnesa, Musei e Villamassargia – sono sul piede di guerra, le comunità già costrette a lottare quotidianamente contro l’isolamento e la carenza di servizi sono le più colpite, come sempre danno cresce su danno. La protesta è sempre più forte, aumentano le azioni legali, questo stesso giornale si è rifiutato di pubblicare una pagina di pubblicità a favore di Poste Italiane non ritenendo opportuno e onesto offrire al lettore la promozione da parte di un’azienda che non riesce più a consegnare con regolarità questa e le altre testate diocesane. Eppure abbiamo un contratto che impegna le Poste a recapitare “Sulcis Iglesiente Oggi” il giorno dopo la consegna al centro di distribuzione: dopo la stampa, ogni mercoledì pomeriggio il numero è spedito, dovrebbe essere consegnato al giovedì, massimo venerdì considerato che è partito il servizio di consegna a giorni alterni, ma questo non accade più. E ancora una volta – lo ripetiamo – sono i piccoli, gli ultimi, a pagare. Perché quanto davanti ai nostri occhi è il frutto di scelte aziendali che seguono le dinamiche di mercato. “È il capitalismo, bellezza” verrebbe da dire, mettendo da parte il servizio pubblico che non esiste più e il presidio del territorio. E così, come accade alla fanteria mandata al massacro, chi deve soffrire le lamentele e l’esasperazione di utenti e clienti sono i portalettere nelle strade, gli impiegati degli uffici, le classiche “ultime ruote del carro” su cui si scarica la frustrazione per una situazione che mette tutti spalle al muro, lavoratori per primi. Ai nostri lettori chiediamo un atto di fedeltà e sostegno, non neghiamoci ancora un po’ di pazienza e solidarietà, in qualche modo il nostro settimanale arriverà nelle vostre case, a costo di portarvelo personalmente, uno per uno, ma la libertà nostra di parola non sarà spenta dall’ennesima arida riorganizzazione.

Ulteriori servizi e approfondimenti sui disservizi postali in diocesi sono pubblicati sul numero 41 in distribuzione da giovedì 22 novembre

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