8xmille. Gli Orti solidali di comunità

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Gli Orti solidali di comunità, in regione Monti Santu a Iglesias. Le foto di corredo all’articolo sono di Efisio Vacca

#sovvenireiglesias2018. Viaggio tra le opere in diocesi finanziate con l’8xmille

Gli Orti solidali di comunità, la risposta al disagio nasce dal lavoro della terra

di Annalisa Atzei

“La mattina mi sveglio, mi preparo il caffè e mi dirigo al terreno. Mi piace avere un’occupazione, mi dà la sensazione di poter ricominciare”. Il terreno è quello in località Monti Santu, nella periferia della città di Iglesias: tre ettari di proprietà del Seminario Vescovile concessi in uso alla Caritas diocesana per permetterle di realizzare un progetto che racconta tante storie di speranza e di solidarietà. Le parole sono quelle di I.A., un beneficiario del progetto. Come lui, un’altra decina di persone ogni giorno trova in questo terreno il modo per recuperare la quotidianità e ridare un senso alla propria vita. Il Progetto è quello degli Orti Solidali di Comunità, un’esperienza della Caritas della diocesi di Iglesias, iniziata due anni fa e interamente finanziata con un contributo di 87mila euro dal Fondo 8xmille della CEI, soldi destinati al canale delle risorse progettuali e direttamente trasferiti dalla CEI alla Caritas Italiana, la quale a sua volta le ripartisce tra le Caritas diocesane attraverso dei bandi.
Orti00002Tutto ha inizio tra la fine del 2014 e il 2015 quando – come ci raccontano il direttore della Caritas diocesana, Raffaele Callia, e Simone Cabitza, referente del progetto nei confronti di Caritas Italiana – sollecitati dalla campagna promossa dalla Caritas Internazionalis “Una sola famiglia umana, cibo per tutti: è compito nostro” e dall’enciclica Laudato Si’ di Papa Francesco, si fa sempre più stringente la necessità anche in diocesi di promuovere uno stile di vita più sobrio e responsabile, che riduca gli sprechi e scelga forme alternative di consumo solidali e sostenibili. La svolta arriva quando la Caritas di Iglesias accoglie l’invito a sostenere la realizzazione in città degli orti urbani, un’esperienza che ben presto si trasforma e diventa l’occasione perfetta per ragionare e riflettere meglio sull’opportunità di valorizzare un terreno. “La Caritas pone l’attenzione sulle persone svantaggiate” racconta Callia, “ma un terreno non valorizzato è come un talento sotterrato: ci piaceva l’idea che le persone che chiedevano aiuto e che hanno voglia di fare qualcosa, potessero avere uno spazio in cui sentirsi accolte e riabilitate e insieme anche produrre qualcosa per il proprio sostentamento”. Il passo successivo è stato la ricerca di un terreno adatto, individuato in una proprietà sino ad allora poco sfruttata e che il Seminario ha messo a disposizione.
Orti00006Il progetto della Caritas diocesana oggi è arrivato all’inizio del suo secondo anno di attività e gli Orti sono frequentati regolarmente da una decina di persone, uomini e donne, italiani e stranieri, perché “l’idea è quella di creare un’esperienza in cui sono integrati diversi valori: l’inserimento di persone svantaggiate, con culture diverse, provenienti da contesti differenti, mettendo a loro disposizione tutto quello che serve, diventa già una prima risposta al disagio”, spiega il direttore della Caritas. In questo si riconosce anche la funzione pedagogica che la Caritas svolge nei confronti dei beneficiari, affinché le persone possano accrescere e recuperare la propria autonomia all’interno di un percorso misurato e attento a intercettare non solo i bisogni, ma anche, e soprattutto, le competenze delle persone. Insieme alla Caritas intervengono in questa direzione anche il Centro Sperimentazione Autosviluppo, che si occupa di elaborare e sviluppare i temi della coltivazione della terra in modo sostenibile e biologico, la Scuola Civica di Politica, che affronta il tema del cibo e dell’alimentazione, e la Coldiretti che partecipa al progetto con un ruolo di accompagnamento tecnico. Il progetto si rivolge alle persone che vivono condizioni di vulnerabilità, spesso lontane da ogni genere di relazione, oppure a coloro che non riescono ad accedere ai beni e ai servizi essenziali; la loro individuazione avviene grazie alla sinergia e alla collaborazione tra la Caritas diocesana, i Centri di Ascolto, sia Caritas che parrocchiali, e altri servizi.
Orti00008“Gli Orti Solidali di Comunità sono un luogo in cui poter accogliere un bisogno, un disagio, prima di tutto sicuramente dal punto di vista umano, ma essi rappresentano anche un tentativo di accompagnamento verso nuovi orientamenti professionali e di vita” ci racconta Simone Cabitza. “L’obiettivo principale risiede in un’idea semplicissima”, spiega Simone, “è il frutto del lavoro settimanale, costituito dai prodotti agricoli che vengono destinati alle famiglie dei beneficiari del progetto. La produzione però è superiore rispetto al fabbisogno dei beneficiari per cui le eccedenze vengono distribuite a tutto il sistema della solidarietà cittadina che va dalla Casa di Accoglienza Santo Stefano ad alcune parrocchie e alla mensa solidale”.
Contemporaneamente vengono poi sviluppati e portati avanti percorsi di educazione ambientale e laboratori didattici dedicati alla coltivazione, nei quali sono coinvolte anche diverse figure professionali esperte, oltre che percorsi di formazione e di professionalizzazione che aiutano a far emergere le competenze dei beneficiari in previsione di un’occupazione lavorativa futura. L’aiuto degli Orti Solidali di Comunità non si esprime, infatti, solo attraverso i frutti della terra che i beneficiari coltivano e portano a casa, ma soprattutto nel far sentire le persone accolte nonostante le loro fragilità e il loro bisogno. Quello che a volte serve è riaccendere la speranza, come quella che insegue A.F., prossimo beneficiario del progetto, e che durante un colloquio ha raccontato: “Ho bisogno di questo impegno per combattere uno stato di forte depressione dovuto alla separazione da mia moglie. Ormai non vedo mia figlia da mesi e voglio dare un significato al mio dolore. Chiedo al progetto di essere antidoto contro i brutti pensieri”.
Per altri qualcosa è già cambiato, come per esempio C.F. che dopo vari mesi, da taciturno e smarrito qual era quando si presentò le prime volte al terreno, oggi quando arriva la mattina comincia a salutare e sempre più spesso si riesce a strappargli un sorriso. Alcuni, invece, come AR.M., da anni in contatto con il Centro di Ascolto diocesano di Iglesias, la riconoscenza la esprimono direttamente a parole: “Sono contento di essere occupato, con serietà e senso di responsabilità, in un progetto che interessa la mia comunità. Spero di avere dato prova di buona volontà a chi, per tanti anni, ha aiutato me e la mia famiglia”. Addirittura c’è chi ha fatto del suo impegno un appuntamento quotidiano irrinunciabile, come M.F, che ci racconta: “Sa che devo litigare con mia moglie per difendere il proposito di venire qui con voi ogni giorno? Per me, avere preso un impegno, vale più di mille parole!”.
Oggi gli Orti sono nella fase in cui si sta rendendo necessario comprendere se esistono le condizioni per valorizzare e sfruttare interamente i tre ettari disponibili e far nascere una cooperativa agricola che crei dal basso esperienze che permettano anche la commercializzazione di prodotti che sono a tutti gli effetti biologici. Una nuova esperienza che sicuramente riuscirà a donare ancora più speranza e forza ai beneficiari del progetto e che contribuirà a restituirli alla normalità della vita.

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