RWM, dal Comune di Iglesias via libero all’ampliamento

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Iglesias. Ad una svolta il procedimento autorizzativo per la fabbrica di armamenti, sit-in fuori dal Centro Direzionale

RWM, verso il sì all’ampliamento

di Jacopo Casula

Siamo ad un punto di svolta per quanto riguarda la questione dell’ampliamento della RWM ed il dibattito sulla produzione nel Sulcis di armamenti destinati all’esportazione verso nazioni in guerra. Da oltre due anni, la fabbrica di materiali bellici che sorge al confine tra il comune di Iglesias e quello di Domusnovas, è al centro di un acceso dibattito e di una mobilitazione che ha visto impegnate in prima linea alcune associazioni della società civile, riunite in un comitato che chiede la fine della produzione di sistemi d’arma e la riconversione produttiva dell’impianto, verso quella che viene definita “economia di pace”.
Malgrado le numerose voci che hanno chiesto una moratoria nel commercio di armamenti verso le nazioni in conflitto, alla luce anche di quanto avviene nello Yemen, dilaniato da una guerra civile alla quale partecipano le forze armate saudite equipaggiate con armi prodotte dalla RWM, i vertici dell’azienda, filiale italiana della multinazionale Rheinmetall Defense, hanno registrato un notevole incremento delle commesse, che ha portato ad una richiesta di ampliamento per lo stabilimento. Secondo i progetti, dovrebbero essere varati due nuovi reparti, che da soli sarebbero in grado di raddoppiare la produzione, portandola ai livelli di 15/20.000 ordigni l’anno.
In questi mesi, il Comitato Riconversione RWM, in collaborazione con altri soggetti dell’associazionismo, come Italia Nostra, aveva chiesto di far parte del procedimento autorizzativo relativo all’ampliamento, un iter burocratico che però, secondo quanto riportato dai portavoce del Comitato, sarebbe terminato con la concessione, da parte dell’Amministrazione comunale di Iglesias, di un via libera ai due nuovi reparti produttivi. Una decisione che ancora non è stata resa ufficiale, ma la cui definizione ha spinto la galassia dei movimenti che chiedono la riconversione dello stabilimento, a manifestare davanti al Centro Direzionale di via Isonzo, per chiedere un ripensamento, sulla base di quanto deciso dal Consiglio Comunale di Iglesias nel luglio del 2017, quando una mozione bipartisan aveva sottolineato l’impegno della città per arrivare ad un’economia di pace. Si è così tenuto un sit-in per la pace, durato tutta la mattina di giovedì 8 novembre, al quale hanno partecipato una trentina di manifestanti in rappresentanza delle diverse sigle impegnate nella mobilitazione, dal Comitato per la Riconversione ai gruppi antimilitaristi, con anche la presenza della comunità evangelica battista del Sulcis.
“Ci saremo aspettati che l’Amministrazione comunale proseguisse sulla scia del documento votato nel corso della scorsa consiliatura – ha sottolineato Cinzia Guaita, portavoce del Comitato Riconversione RWM – una decisione che avrebbe permesso di dare un segnale forte, e di approfondire, in sede regionale, questioni come la valutazione di impatto ambientale”.
Un’importante battuta d’arresto per tutto il movimento, che però ha scelto di proseguire nella mobilitazione, con il fine di far conoscere all’opinione pubblica la situazione del disastro umanitario nello Yemen, e di promuovere il blocco delle produzioni belliche nel territorio, incompatibili da un punto di vista etico ed incapaci di garantire posti di lavoro sicuri e duraturi, alla luce anche di un possibile embargo internazionale e di un trasferimento della filiera produttiva da parte dei vertici della multinazionale.
“Riconversione come unica strada possibile – sempre secondo Cinzia Guaita – un impegno che porterà il Comitato a visitare altri comuni della Sardegna ed a promuovere una raccolta online di firme”.
Prossimo appuntamento per giovedì 22 novembre, a Villacidro, per una conferenza-dibattito nel corso della quale verranno approfonditi gli ultimi sviluppi del conflitto nello Yemen, e verrà affrontata la questione della produzione di armi in Sardegna, concentrando l’attenzione sulla mutata situazione internazionale e sulle recenti prese di posizione europee, favorevoli ad un embargo totale nei confronti delle nazioni in guerra.

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