Un film su Francesco, “uomo di parola”

PAPA FRANCESCO UN UOMO DI PAROLA

Nell’ultima opera di Wim Wenders un ritratto del Santo Padre tra pubblico e privato

di Jacopo Casula

Da sempre, un filo rosso ha attraversato il cinema di Wim Wenders, un regista affascinato dal sacro e dal rapporto tra l’essere umano ed il divino. Questi temi erano stati al centro di due opere tra le più significative del regista tedesco, “Il cielo sopra Berlino” e “Così lontano, così vicino”, film di grande impatto emotivo nei quali le figure degli angeli accompagnavano le persone in un viaggio alla ricerca del senso più profondo della vita. La stessa sensibilità  e lo stesso interesse per la spiritualità sono presenti nella sua ultima pellicola, il documentario “Papa Francesco, un uomo di parola”, nato da una serie di incontri nel corso dei quali Wenders è stato a colloquio con il Santo Padre. Una serie di conversazioni private, nel corso delle quali il regista si è confrontato con Papa Francesco in maniera informale sui temi cardine del suo Pontificato, dall’importanza della tutela del creato, alla presenza della Chiesa al fianco degli ultimi della società.
La pellicola inizia con una sequenza di grande impatto, una registrazione effettuata vent’anni fa, che trasporta lo spettatore direttamente negli anni ‘90, all’epoca in cui Jorge Bergoglio era arcivescovo di Buenos Aires. Il futuro papa Francesco parla in un piccolo centro dell’Argentina più profonda, davanti a tante persone, e la cosa che colpisce maggiormente è la familiarità delle sue parole, che ci riportano in maniera immediata ai discorsi di oggi, al loro essere semplici e capaci di arrivare direttamente al centro del tema trattato. Un carisma naturale, capace di avvicinarlo immediatamente ai suoi interlocutori, la stessa capacità che abbiamo imparato a conoscere in questi cinque anni di Pontificato.
In un corto circuito tra passato e presente, le sequenze successive ci presentano gli incontri con Wenders, nei quali il ritratto di Francesco esce dai canoni tradizionali dell’opera biografica, per approdare ad una riflessione più ampia sul senso di quest’epoca di grandi trasformazioni. Rispetto ad altre opere analoghe, dedicate ai grandi della terra, il film di Wenders riesce ad essere “un film col Papa” e non semplicemente una pellicola sul Papa. Questo grazie alla continua interazione tra intervistatore ed intervistato, per merito della quale ogni intento retorico ed agiografico passa in secondo piano rispetto al ritratto umano del Pontefice.
In questo aspetto però, probabilmente risiede uno dei difetti di “Papa Francesco, un uomo di parola”, poiché spesso nel film vengono lasciati da parte gli aspetti maggiormente legati alla fede, in favore di un umanesimo privato di ogni elemento di trascendenza. Il rischio, in molti passaggi, è quello di parlare di un Cristianesimo senza Cristo, anche se la forza del messaggio evangelico appare evidente nei momenti in cui il Santo Padre contestualizza con le sue parole i filmati di repertorio, presentati insieme all’intervista in un montaggio alternato. Una scelta efficace, grazie alla quale l’autore riesce ad ampliare ed arricchire il racconto di episodi di grande rilevanza, come i viaggi apostolici, la presentazione delle encicliche e le udienze, nelle quali il popolo dei fedeli diventa coprotagonista della pellicola.
Il regista privilegia un approccio naturalistico, scegliendo di trasmettere la veridicità delle immagini, con una messa in scena classica, rivolta a porre l’accento sui contenuti rispetto alla forma. Con l’eccezione di alcune sequenze di grande suggestione, dedicate alla vita di San Francesco e realizzate in un bianco e nero fortemente contrastato, come nelle pellicole del cinema degli albori. Queste sequenze mute, realizzate con la stessa macchina da presa che Carl Theodor Dreyer utilizzò per girare “La passione di Giovanna d’Arco”, permettono di leggere le parole del Santo Padre alla luce di un significato più profondo e completo. Oltre a questo possiedono il dono della poesia e della magia più pura del cinema, regalando allo spettatore uno dei momenti più riusciti del cinema di Wenders.

 

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