Generare alla Fede: due giorni di convegno diocesano

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Un’immagine del convegno diocesano al Lu’ Hotel di Carbonia. Foto di Efisio Vacca

Documenti, interviste e materiali sul convegno diocesano sono disponibili sul sito della diocesi all’indirizzo chiesaiglesias.org

La famiglia e l’Iniziazione Cristiana al centro del convegno ecclesiale

di Annalisa Atzei

Nonostante sia al centro dell’attenzione da parte del mondo cristiano e se ne parli ormai da parecchi anni considerandola un “problema”, l’iniziazione cristiana rimane ancora oggi un tema di grande attualità. Il 26 e il 27 settembre scorsi, accompagnata dalle parole e dalle riflessioni di don Carmelo Sciuto, coordinatore della commissione nazionale per l’iniziazione cristiana, la comunità diocesana ha partecipato a Carbonia, nella sala del Lu’ Hotel, al convegno diocesano dal titolo “Generare alla fede”. Il convegno, quest’anno dedicato proprio al tema della generazione alla fede, si è concentrato in particolar modo sul ruolo della famiglia nell’iniziazione cristiana. Due giorni intensi di lavori che, come ha ricordato il vescovo di Iglesias, monsignor Giovanni Paolo Zedda, all’apertura del convegno, sono stati ridotti rispetto agli anni scorsi non perché due siano sufficienti a sviluppare interamente gli argomenti trattati, ma perché ci si potesse concentrare meglio e ricevere la massima partecipazione da parte di tutta la comunità. Il vescovo ha ricordato come tutti facciamo parte della stessa Chiesa e per questo siamo a chiamati a essere protagonisti e testimoni dell’evangelizzazione, generatori della fede di Cristo nei confronti di chi incontriamo e incontreremo nella nostra vita. Ciascuno secondo le proprie competenze e la propria esperienza all’interno della comunità, sia parrocchiale che diocesana, è chiamato a vivere la propria vocazione a servizio del bene comune. In questa opera di generazione alla fede un ruolo particolare e fondamentale è affidato alla famiglia, verso la quale già da tre anni, come attività del convegno e come orientamento dell’anno pastorale, si sta cercando di sollecitare l’impegno di tutta la Chiesa diocesana. “Già due anni fa negli orientamenti pastorali si annunciava il vangelo della famiglia”, ha ricordato il vescovo, “soffermandosi sulla necessità di dare priorità all’attenzione verso la famiglia nella progettazione pastorale, sia a livello diocesano che parrocchiale. Sono sicuro che si è lavorato, ma ancora tanto c’è da fare e da lavorare perché le nostre comunità cristiane, e in esse ogni famiglia, diventino consapevolmente attive nella loro responsabilità di generazione della fede”. “L’invito”, ha concluso mons. Zedda, “è che ciascuno dei presenti riporti quanto appreso durante il convegno nella propria comunità parrocchiale, nei gruppi di catechesi e in ogni attività pastorale della nostra diocesi, affinché venga sviluppato e condiviso con tutti, perché un convegno non rappresenta mai la conclusione di un discorso ma soltanto l’inizio”.


Le conclusioni del convegno

di Jacopo Casula

Una riflessione condotta da don Carmelo Sciuto sul ruolo delle famiglie nell’iniziazione cristiana, un momento di lavoro comunitario, a partire dall’analisi di alcune esperienze pratiche vissute nelle parrocchie di tutta Italia, e le conclusioni affidate alle parole di monsignor Giovanni Paolo Zedda, vescovo di Iglesias.
Giovedì 27 settembre, nella seconda e ultima giornata del Convegno Diocesano sul tema “Generare alla fede”, sono stati numerosi gli spunti di interesse, grazie ad una metodologia di lavoro che ha coinvolto tutti i partecipanti e ha arricchito le tematiche emerse durante la giornata precedente.
La seconda giornata è iniziata con la relazione di don Carmelo Sciuto, intitolata “Iniziazione cristiana e famiglia: problema o risorsa?”, nel corso della quale il sacerdote della diocesi di Acireale ha analizzato il ruolo fondamentale della famiglia, come prima società nella quale si forma l’essere umano e come istituzione indispensabile nell’educazione dei giovani.
Nella relazione sono stati descritti ed analizzati i cinque modelli di famiglia, alcuni non più esistenti, come la famiglia patriarcale, soppiantata da quella nucleare, nella quale trovano spazio solo i genitori ed i figli, anche se nel corso degli anni sono emerse altre firme relazionali, come la “famiglia negoziabile”, legata solamente da motivi di interesse pratico, o le cosiddette “famiglie spezzate”, alle quali si affiancano anche le “non famiglie”, in cui la disintegrazione delle figure tradizionali ha fatto venir meno il ruolo della famiglia come istituzione.
“Qualsiasi famiglia va protetta e sostenuta, anche quelle irregolari – ha sottolineato don Carmelo Sciuto – poiché rappresenta un elemento fondamentale nella catechesi dei giovani e deve essere il centro di un rapporto di reciprocità con la Chiesa e con la comunità cristiana”. Il tutto alla luce di parole-guida come “accoglienza” e “gradualità”, alla base della nascita di relazioni costruttive, di una “catechesi alla famiglia” e di una “catechesi nella famiglia”. Al termine della riflessione, il relatore ha presentato gli “atelier”, gruppi di lavoro nei quali sono state analizzate alcune esperienze concrete vissute nelle parrocchie, e sono stati messi in evidenza gli aspetti positivi e le eventuali problematiche emerse nel corso della discussione.
L’incontro è terminato con le parole di monsignor Giovanni Paolo Zedda, conclusioni in cui il vescovo di Iglesias ha invitato tutti i presenti a fare propria una mentalità nuova, nella quale ogni comunità parrocchiale diventa protagonista nell’accoglienza delle famiglie e nell’iniziazione cristiana. Al centro dell’intervento l’importanza di relazioni basate sulla reciprocità, sia nel rapporto tra genitori e figli che in quello tra Chiesa e famiglia. “Vorrei concludere questi due giorni con un auspicio – ha detto monsignor Zedda – quello che tutti possano dare il proprio contributo aprendosi al prossimo, pregando e diventando responsabili, alla luce dell’amore e della parola del Signore”.

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