Una verde estate

Estate
Agosto nelle campagne dell’Iglesiente. Foto di Federico Matta

Danni alle colture per un’estate da record nelle piogge

Troppa acqua nelle campagne

di Federico Matta

Da quando in Sardegna le stazioni pluviometriche hanno iniziato a rilevare le indispensabili informazioni concernenti le precipitazioni meteorologiche non si era ancora riscontrata una stagione estiva così piovosa. Dal 1922, dall’anno in cui nell’Isola entrarono in funzione i primi pluviometri, nei supporti cartacei degli strumenti non erano mai apparsi dati così anomali, che nel solo mese di agosto hanno fatto accrescere in maniera esponenziale i valori medi registrati sin dall’inizio dell’anno. Giusto per renderci conto della straordinarietà del caso, soltanto nel Cagliaritano si è registrata una quantità di pioggia che ha raggiunto i 140 millimetri. Una misura nettamente inferiore rispetto al Nord Sardegna, dove nelle “capannine meteorologiche” hanno destato scalpore i 200 millimetri di pioggia mai registrati nel bel mezzo dell’estate. È chiaro che questi cambiamenti climatici, che non rispettano il regolare andamento delle stagioni, non possono che penalizzare il comparto agricolo e zootecnico. E se appena un anno fa veniva lanciato il grido d’allarme per l’eccessiva siccità, ora paradossalmente si contano i danni per la presenza di troppa acqua sul territorio regionale. D’altronde, l’abbassarsi delle temperature, seguite poi da un brusco rialzo causato dall’eccessiva umidità, non s’integrano bene con i bisogni degli ortaggi di stagione, non rispettando i normali cicli naturali.
Stando a una stima fatta dalle associazioni di categoria, infatti, i nubifragi e la grandine avrebbero creato danni considerevoli alle aziende vinicole, con un calo della produzione che varia dal 40 al 70 per cento, oltre al proliferare sulle viti dei funghi e della peronospera, che potrebbero compromettere le produzioni anche negli anni futuri. Forti perdite sul raccolto, stimabile oltre il 50 per cento, si è avuto tra le colture ortofrutticole, come nel caso delle angurie e delle melanzane, senza contare le piantagioni dei pomodori, dove il calo della quantità destinata alle industrie agroalimentari, ha raggiunto il 75 per cento rispetto alla media degli ultimi anni. A questi, poi, dobbiamo aggiungere gli ingenti danni subiti dalle aziende del settore a causa dei dissesti idrogeologici, causati dall’esondazione di molti corsi d’acqua, oppure dall’allagamento dei terreni agricoli. “Si è passati da un estremo all’altro”, ha dichiarato di recente con una nota stampa Luca Saba, direttore di Coldiretti Sardegna. “Siamo coscienti che stiamo vivendo una stagione anomala – ha aggiunto Saba – che segue a quella altrettanto eccezionale dello scorso anno. Sembrerà un paradosso, ma le campagne oggi vengono penalizzate per motivi contrari allo scorso anno: ora abbiamo troppa acqua, un anno fa la invocavamo. Purtroppo i cambiamenti climatici stanno ledendo tutto il comparto agricolo e in questi due anni abbiamo potuto vederlo in modo palese”.
La situazione nel Sulcis Iglesiente rispecchia quella del resto dell’Isola, con parecchi danni anche alle colture foraggere e a quelle cerealicole. Soprattutto nel Basso Sulcis, dove la preoccupazione sale di giorno in giorno per la possibile compromissione della raccolta dei carciofi, non desta più scalpore vedere i campi completamente verdi, nei quali pochi giorni prima era stato falciato il fieno da destinare alle scorte invernali. Il maltempo ha provocato notevoli danni anche al comparto ittico e della pesca in generale. La Coldiretti Sardegna chiede alla Regione l’immediato riconoscimento dello stato di calamità naturale e l’erogazione dei contributi alle aziende, a titolo di risarcimento danni. “Il riconoscimento dello stato di calamità naturale è doveroso – precisa il presidente della Coldiretti regionale, Battista Cualbu – ma ciò che chiediamo è la tempistica. È fondamentale intervenire immediatamente, perché le perdite sono molto alte. Non dobbiamo dimenticare, che i prodotti coltivati e poi raccolti, a seguito di tante spese, sono poi pagati all’agricoltore a basso costo, per vie di filiere troppo lunghe e spesso poco trasparenti. Ci appelliamo alla Regione, affinché i denari già stanziati per la siccità dello scorso anno, siano liquidati a brevissimo. Gli imprenditori agricoli, per fronteggiare gli ingenti danni subiti hanno bisogno di liquidità. Anche per risolvere alcuni problemi, che altrimenti bloccherebbero le attività”.
L’unica nota positiva di questa estate eccessivamente piovosa è il livello dei bacini di raccolta dell’acqua, ormai stracolmi e costantemente monitorati dagli enti regionali preposti. E se mentre nel 2017 si parlava di livelli ai “minimi storici”, ora si proferisce con il termine “massimi storici”. Come sin da piccoli ci hanno insegnato, l’acqua in Sardegna è un bene inestimabile. Preziosissimo per alcuni, da tutelare in qualsiasi momento. Ma anche per questo bene prezioso – e ciò che stanno patendo gli agricoltori ce ne dà la prova – il troppo stroppia in ogni luogo e questo detto popolare non risparmia neanche l’acqua. E sempre, purtroppo.

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