Maria Chiara Firinu, emozioni in sardo

Firinu
La presentazione del libro di Maria Chiara Firinu all’A.M.S. di Iglesias. Foto di Efisio Vacca

Iglesias. “Iscrie, po no scaresci”, il nuovo libro di Maria Chiara Firinu

di Jacopo Casula

Una serie di racconti scritti seguendo il filo rosso della memoria, nei quali la fantasia dell’autrice si fonde con elementi autobiografici legati al vissuto personale e a quanto appreso dalle persone conosciute durante tutta la vita.
Mercoledì 25 luglio, ad Iglesias, la suggestiva cornice liberty della sede dell’Associazione Mineraria Sarda, in via Roma, ha fatto da teatro alla presentazione del libro “Iscrie, po no scaresci”, scritto da Maria Chiara Firinu. Il libro contiene i racconti scritti dall’autrice in lingua sarda campidanese, premiati nei vari festival letterari in giro per l’Italia e raccolti in una pubblicazione nella quale ogni testo è presentato in una doppia versione, in sardo ed in italiano. Una maniera per raggiungere ogni tipo di lettore e per sottolineare il legame della scrittrice con una lingua che è stata una scoperta dell’età adulta, nonostante l’uso che ne veniva fatto in famiglia. “Il sardo è una lingua complessa, che sto imparando ancora oggi – ha spiegato l’autrice – e ho scoperto come i suoi suoni e la sua musicalità si adattassero alla perfezione alle storie che aveva in mente di raccontare”.
Image00001La presentazione è iniziata con un momento fuori dall’ordinario, nel quale Lalla Aru ha parlato della lettura del libro di Maria Chiara Firinu come di un’esperienza in grado di toccare le corde più profonde e di coinvolgere tutti i cinque sensi. Durante la lettura di alcuni brani, il pubblico è stato invitato ad assaggiare un pezzo di pane, tenere tra le mani piccoli rami delle piante tipiche, annusarli, e vivere in pieno gli odori, i sapori ed il calore dei luoghi raccontati nelle pagine del libro.
L’incontro è proseguito con un dialogo tra l’autrice e Giampaolo Atzei, direttore di “Sulcis Iglesiente Oggi”, durante il quale Maria Chiara Firinu ha raccontato come è nato il suo libro e si è riflettuto sull’importanza della scrittura come conservazione della memoria. “Scrivere per non dimenticare”, come dice la traduzione del titolo del libro, una frase che l’autrice attribuisce a suo zio, che l’aveva incoraggiata a mettere nero su bianco pensieri, ricordi ed emozioni. La serata si è conclusa con gli interventi dei presenti, che hanno dato vita ad un interessante dibattito sull’utilizzo della lingua sarda e sul suo rapporto con la cultura dei sardi. Tanti i punti di vista e numerose le differenze, ma tutti sono stati concordi nel sottolineare il patrimonio rappresentato dalla lingua sarda e la necessità di valorizzare il suo utilizzo in tutti gli ambiti.


Pubblicato su “Sulcis Iglesiente Oggi”, numero 29 del 5 agosto 2018

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