Mare e miniera, matrimonio da selfie

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La finestra sul cortile #30

Al mare come in miniera, il matrimonio in un selfie

di Giampaolo Atzei

Ormai è una rincorsa tra i Comuni a chi l’idea più fantasiosa. Da una parte si stimola la vanità degli aspiranti sposi, dall’altra si pensa a quanti euro si possano incassare da un business così facile. Stiamo parlando dei matrimoni civili che vengono adesso celebrati in ogni dove: nuraghi, miniere, spiagge, giardinetti, terme, castelli, ogni dove è buono per far meritare al sindaco una foto sul giornale e agli sposi un ricordo originale, rigorosamente civile. Lontani pure i tempi in cui si sceglieva di sposarsi in Comune per ragioni economiche, rimandando le nozze religiose a periodi di maggiore disponibilità. Ora non è più così, se Parigi valeva bene una messa, figurarsi se per unirsi in matrimonio come nei film non vale la pena cacciare di tasca mille euro. E così, siamo ora al trionfo dell’americanismo, dell’hollywood casareccio, prima di sfondare l’ultima barriera che ancora ci manca: sposarci in casa, nel cortiletto della nonna per i più modesti, nel parco di “papi” per chi è abituato a dimore e frequentazioni più alla moda e agiate.
Su queste pagine ne abbiamo scritto diffusamente in passato, i matrimoni sono ormai sempre meno e chi fa questa scelta cerca di renderla sempre più memorabile. E davvero, allora, cosa c’è di più memorabile di una location suggestiva? Ed eccoci tornati al punto di partenza, in un rincorrersi di offerte, sensazioni, spese e lussi che speriamo non tralascino l’elemento fondamentale di ogni matrimonio: l’amore. Il resto è coreografia, lustrini e pallette che luccicano ma non fanno sostanza.Più sostanza farebbe la sobrietà, ma nella rincorsa alla prima foto su Instagram questa è solo un difetto. Tuttavia, non è solo una questione di sobrietà: siamo di fronte all’involuzione dell’idea delle nozze, ridotte così sempre più ad una vicenda privata, esclusiva, isolata. Al contrario, il matrimonio rimane l’atto istitutivo, nella Chiesa e per lo Stato, di una nuova famiglia. La sua celebrazione in una chiesa e nella casa comunale, meglio ancora la propria parrocchia e il proprio municipio, sono il segno di un’appartenenza ad una comunità che cresce e accoglie una nuova famiglia. Nella loro natura più nascosta, soluzioni diverse sono un’intima fuga dalla dimensione comunitaria, sono un atto elitario, ostentabile ed esclusivo come un selfie, prodotto genuino di una realtà sempre più osservata solo attraverso l’occhio mediato della lente dello smartphone.


Pubblicato su “Sulcis Iglesiente Oggi”, numero 30 del 9 settembre 2018

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