Riflessioni a partire dal caso RWM. Economia di pace e lavoro, la sintesi necessaria

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Pubblicato su “Sulcis Iglesiente Oggi”, numero 27 del 22 luglio 2018


di Jacopo Casula

La questione della RWM, la fabbrica di armamenti tra Domusnovas e Iglesias, filiale italiana della multinazionale tedesca Rheinmetall Defense, entra nel dibattito politico regionale e nazionale, con la presa di posizione dei vertici della Regione Sardegna e con il botta e risposta tra parlamentari dei diversi schieramenti, divisi sul futuro dello stabilimento e su una possibile riconversione produttiva in grado di tutelare i posti di lavoro.
L’intervento del Presidente Pigliaru. Lunedì 9 luglio il presidente della Regione Francesco Pigliaru, è intervenuto sulla vicenda, attraverso una nota nella quale ha chiesto al governo nazionale di dare attuazione alle risoluzioni del Parlamento europeo sull’esportazioni di armi verso nazioni impegnate in conflitti.
La presa di posizione del governatore, arriva in seguito alla richiesta di ampliamento dello stabilimento, decisione che riguarda anche il Comune di Iglesias, con il deposito di stoccaggio dei materiali in allestimento in regione Sa Stoia, nella zona industriale alle porte della città.
Un possibile ampliamento contro il quale si sono schierati i movimenti che da anni chiedono la fine dell’esportazione delle armi prodotte nell’Iglesiente e la riconversione produttiva della fabbrica, oltre ad alcuni cittadini residenti nella zona, preoccupati per il possibile impatto ambientale e per i possibili rischi connessi alla sicurezza di un sito che potrebbe ospitare materiali esplodenti ed infiammabili.
Pigliaru, pur prendendo atto del grave problema occupazionale locale e della situazione attuale, nella quale, secondo l’azienda, è impossibile dar vita a progetti concreti di riconversione, ha chiesto che la produzione sia destinata a finalità coerenti con la Costituzione italiana e con le risoluzioni adottate dall’Europarlamento.
Facendo riferimento ad una serie di risoluzioni adottate a partire dal 2015, fino ad arrivare allo scorso anno, il Presidente della Regione ha ribadito la fondamentale importanza di un’economia di pace, per fare in modo “che i diritti umani vengano prima di ogni altra cosa”.
Le reazioni della politica. La nota di Pigliaru, ha contribuito ad accendere il dibattito politico, con il Movimento 5 Stelle che, per voce della deputata Emanuela Corda, ha parlato di una presa di posizione strumentale. Un “pacifismo” dietro il quale si celerebbe la volontà di polemizzare con il governo nazionale, dopo il silenzio degli scorsi anni, quando più volte i rappresentanti pentastellati avevano sollecitato l’apertura di un dibattito sulla produzione di armamenti e su un complessivo ripensamento dei settori produttivi.
Nell’ambito politico regionale, i consiglieri dell’opposizione di centrodestra, hanno ribadito come un’uscita di scena di RWM potrebbe avere effetti disastrosi per i livelli occupazionali, in una zona come quella del Sulcis Iglesiente, già duramente colpita dalla disoccupazione e da una crisi strutturale che dura da quasi trent’anni. Un blocco dell’ampliamento che, secondo tutto il centrodestra, potrebbe tradursi in una perdita gravissima per tutta l’economia regionale, pur restando ferma la necessità di coniugare le attività produttive con il rispetto della legge.
Rimane un’incognita la posizione della nuova Amministrazione comunale di Iglesias, insediata da pochi giorni, nei confronti della quale i movimenti della galassia che si oppone alla RWM hanno sollecitato un confronto, sulla base della mozione approvata lo scorso anno all’unanimità dal Consiglio Comunale, nella quale si ribadiva l’importanza di un’economia di pace e si auspicavano soluzioni in grado di salvaguardare i posti di lavoro. Una prova importante per la nuova Amministrazione, su un argomento affrontato in maniera contrastante durante la campagna elettorale e sul quale sono diverse le sensibilità all’interno della maggioranza.
Le diverse anime dei movimenti. Un dibattito sempre vivo anche all’interno della società civile, nel quale stanno emergendo posizioni diverse e distinte anche tra le fila dei movimenti pacifisti e antimilitaristi.
Malgrado sia comune la richiesta di mettere fine al commercio di armi destinate a nazioni in guerra, come nel caso delle forniture di materiale bellico prodotto dalla RWM e utilizzato dalle forze saudite nella guerra civile dello Yemen, esistono opinioni differenti circa le modalità d’azione e gli argomenti da utilizzare nei confronti delle Istituzioni e dell’opinione pubblica.
Punti di vista differenti, emersi negli ultimi incontri, nei quali la dialettica tra le varie anime dei movimenti è stata accesa. Da una parte i gruppi impegnati da anni contro le servitù militari, fautori di un approccio tipicamente antagonista, e dall’altra le associazioni del territorio ed il Comitato Riconversione RWM, che utilizza maggiormente argomenti di carattere etico e che sostiene come la fine della produzione bellica debba procedere in maniera parallela ad un piano di intervento, un “master plan” nel quale ripensare completamente i settori produttivi e l’economia del territorio, salvaguardando al contempo i posti di lavoro.

 

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