Progetto Policoro. Secondo modulo di formazione regionale a Golfo Aranci: l’alluvione ha fatto scoprire le povertà

Policoro Olbia

Pubblicato su “Sulcis Iglesiente Oggi”, numero 25 dell’8 luglio 2018


di Annalisa Atzei

Si è tenuto nella diocesi di Tempio-Ampurias il secondo modulo della formazione regionale annuale del Progetto Policoro che ha visto coinvolti gli animatori di comunità delle diocesi sarde. Ospiti della cittadina gallurese di Golfo Aranci, gli animatori hanno avuto modo di approfondire le peculiarità che il loro impegno sviluppa nei rispettivi territori. Un ruolo che principalmente si identifica in quello di “accompagnatori”, ma che in realtà lascia ampio spazio anche alla possibilità di essere essi stessi “accompagnati” nelle proprie scelte, in una dinamica che trasforma il servizio offerto col Progetto in un’opportunità di crescita e di formazione non solo per i giovani che chiedono loro aiuto, ma anche per gli stessi animatori. Durante la tre giorni di formazione, un’intera mattina è stata dedicata alla visita della Cittadella della Carità a Olbia, opera segno realizzata dalla Caritas diocesana, naturale conseguenza di un’esperienza di carità vissuta con partecipazione dal territorio nei confronti delle povertà e fortemente voluta dalla Chiesa locale in seguito alla devastante alluvione del 2013. Come ha ricordato il vescovo di Tempio-Ampurias, monsignor Sebastiano Sanguinetti, salutando gli animatori in visita alla Cittadella, “l’alluvione è servita per scoprire e toccare con mano tutte le povertà della città, non solo quelle sorte in seguito al disastro provocato dall’acqua. Abbiamo visitato casa per casa tutte le famiglie, dedicando loro il nostro tempo per ascoltarle e per donare un po’ di compagnia”. Ha proseguito poi il vescovo, “viviamo un tempo in cui la globalizzazione dovrebbe avvicinare le realtà e invece le allontana, per questo è fondamentale riscoprire la socializzazione e la relazione”. Per questo entrando in Cittadella non si può non avvertire subito un clima di complicità e semplicità familiare, che fa dimenticare perché le persone si rechino lì. Tutti i servizi presenti al suo interno, offerti a titolo gratuito, sono un’occasione per restituire dignità ai poveri, ma soprattutto un modo per non far sentire le persone emarginate, e per questo l’unico prezzo da pagare quando si va via è il sorriso, che volontari e assistiti si scambiano insieme ad un abbraccio. Come raccontano Igino Faraglia, vicedirettore Caritas diocesano, e Leonardo, un volontario dell’emporio, “c’è differenza tra fare elemosina e fare carità. La carità è anche educare le persone ed è bello quando qualche assistito viene all’emporio per prendere solo una scatola di dadi, perché in realtà il suo desiderio è quello di farsi una bella chiacchierata con noi”. Oppure “quando da poco un povero ha donato parte del suo piccolo raccolto di albicocche perché potesse essere condiviso con gli altri assistiti”. Per Igino e Leonardo è il povero colui che riesce fare la vera carità. Nei locali della Cittadella, inaugurati lo scorso febbraio, sono presenti diversi servizi e altri sono in attesa di essere avviati. Oltre l’emporio, nel quale gli assistiti, muniti di tessera a punti, possono ricevere beni di consumo, è presente lo sportello del microcredito e del prestito della speranza; il progetto “Dimmi ti ascolto”, per i minori vittime di violenza e le loro famiglie e lo sportello medico-psicologico interdisciplinare, gestito dall’Associazione Nemeton, in cui medici volontari, sardi e non, sono a disposizione di minori in età scolare e adulti.

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