Territorio. Finalmente l’acqua, arriva un’estate senza restrizioni

Lago Corsi 2018
Il Lago Corsi alle porte di Iglesias. Foto di Giampaolo Atzei

Pubblicato su “Sulcis Iglesiente Oggi”, numero 24 del 1 luglio 2018


di Federico Matta

Sul fronte dell’emergenza siccità, ci si era ormai rassegnati a dover affrontare un’altra estate arida e con i bacini completamente a secco. Come lo scorso anno, quando il campanello d’allarme suonò perché le riserve d’acqua nell’Isola raggiunsero dei livelli talmente bassi che fecero registrare i minimi storici degli ultimi vent’anni. Almeno così pareva sino agli ultimi giorni d’aprile. Perché le forti precipitazioni del mese di maggio, che hanno continuato a prolungarsi, anche se con scarsa intensità, sino ai giorni scorsi, hanno stravolto le previsioni formulate dagli operatori dei servizi meteorologici di tutta Italia.
Arrivata all’improvviso e in modo eccezionale, la pioggia è caduta facendo registrare nel Sud Sardegna e solamente nel mese di maggio, una media climatica di 27 millimetri, con picchi che hanno raggiunto anche i 100 millimetri. E se lo scorso 4 maggio nel Sulcis Iglesiente si son vissuti momenti di paura per via delle alluvioni e dei violenti nubifragi, che hanno colpito diversi centri dell’ex provincia di Carbonia – Iglesias, ora s’inizia a respirare un clima più sereno, condizionato in particolar modo dalla garanzia di avere delle grandi scorte d’acqua. I quattro invasi principali del territorio – Monte Pranu, Bau Pressiu, Punta Gennarta e Medau Zirimilis – hanno raggiunto dei livelli ottimali, che ci metterebbero al riparo da eventuali periodi di siccità, almeno fino al prossimo inverno.
Secondo i dati diffusi dalla Direzione generale dell’Agenzia regionale del Distretto idrografico, che esegue costantemente il monitoraggio sui “serbatoi artificiali” del sistema idrico multisettoriale della Sardegna e con riferimento alla situazione rilevata al 31 maggio, il lago Monte Pranu a Tratalias, raggiungerebbe il 99,21% della capienza massima consentita. Se teniamo conto che il volume di regolazione autorizzato è di 49,30 milioni di metri cubi, significa che nella diga è contenuta una quantità d’acqua che supera i 48 milioni di metri cubi. Nella diga di Bau Pressiu, trai territori di Nuxis, Narcao e Siliqua, il volume invasato sarebbe di 7,98 milioni di metri cubi, pari al 97% del volume di regolazione massimo autorizzato. Nella diga di Punta Gennarta a Iglesias, il volume dell’invaso è di 8,92 milioni di metri cubi, equivalente al 73,72% della capienza massima, mentre a Medau Zerimillis, nelle campagne di Siliqua, il livello raggiungerebbe al 31 maggio i 4,33 milioni di metri cubi, corrispondente al 68% della capienza massima dell’invaso. Sommando i volumi contenuti nei quattro invasi, scopriamo che al 31 maggio di quest’anno disponevamo di una scorta complessiva di circa 69 milioni di metri cubi d’acqua. Un valore che supera del doppio quello rilevato alla stessa data del 2017 dall’Egas, allora equivalente a circa 32 milioni di metri cubi.
Le stesse percentuali sono state rilevate nelle portate di alcune importanti sorgenti carsiche, che alimentano gli acquedotti di due centri dell’Iglesiente, ovvero, quella di San Giovanni a Domusnovas, e quelle di Pubusinu e Su Mannau a Fluminimaggiore. E proprio in quest’ultime due, le piene avrebbero fatto calare le percentuali di piombo contenuti nell’acqua. Dalle ultime analisi effettuate nei campioni prelevati nelle risorgenze delle due fonti, la quantità di metalli pesanti contenute, sarebbero minori di 8 microgrammi per litro, rispettando i parametri disposti dalla normativa vigente, che fisserebbe la soglia massima consentita nei 10 microgrammi per litro. Questo equivarrebbe a dire che la popolazione di Fluminimaggiore può nuovamente adoperare l’acqua erogata con la rete idrica cittadina anche per gli usi alimentari.
Ma se le precipitazioni di primavera e d’inizio estate hanno sollevato i livelli degli invasi, parecchi danni hanno ugualmente provocato alle colture estive, mettendo in ginocchio il comparto agricolo del Sud Sardegna. I raccolti degli ortaggi e dei cereali, in particolar modo del grano e dell’orzo, sono stati fortemente compromessi dalle piogge e dalla grandine dei giorni scorsi. Inoltre, gli sbalzi di temperatura provocati dal sole cocente, oscurato dai successivi annuvolamenti e dai conseguenti temporali, hanno messo a dura prova anche le vigne, con il diffondersi tra le viti della peronospora, la malattia dei vegetali causata dal proliferare dei microorganismi parassiti. Danni che comprometterebbero non solo le vendemmie di quest’anno, ma anche dei prossimi anni. Per questo le associazioni di categoria, hanno lanciato un appello alle istituzioni regionali e nazionali, affinché sia decretato lo stato di calamità naturale e sia riconosciuto agli operatori del settore agricolo un risarcimento finanziario, col fine di indennizzare loro per i mancati guadagni, dovuti alla perdita del raccolto. Insomma, nella nostra bene amata Sardegna, dove l’acqua piovana è stata considerata sin dall’antichità un bene prezioso, sia quando è scarsa sia quando è in eccesso, all’agricoltura crea sempre dei danni considerevoli.

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