Comunali. A Iglesias il primo partito è quello del non voto. Mauro Usai e Valentina Pistis al ballottaggio

Pubblicato su “Sulcis Iglesiente Oggi”, numero 22 del 17 giugno 2018


di Giampaolo Atzei

Sarà il ballottaggio di San Giovanni, domenica 24 giugno, a decidere il prossimo sindaco di Iglesias. Alla fine, concluso lentamente lo spoglio delle schede durato un’intera notte, le urne hanno premiato Mauro Usai, espressione della coalizione di centrosinistra (Partito Democratico, ll tuo segno per Iglesias e Rinnova Iglesias) stirata sino all’altra lista civica Piazza Sella (ovvero l’Udc di Giorgio Oppi), e Valentina Pistis, candidata da un arco civico (Cas@ Iglesias e Iglesias in Comune) che dalla sinistra arrivava a Riformatori, Forza Italia e Fratelli d’Italia. Il primo è arrivato al 41,75%, leggermente sotto il dato complessivo delle liste che l’hanno sostenuto (5.727 voti di lista contro 5.765 per il sindaco), mentre la Pistis si è fermata a tredici lunghezze, con un 28,15% che le consegna il biglietto per il derby decisivo. Terzo classificato il Movimento Cinque Stelle, con il candidato Federico Garau, che raccoglie il 20,35% dei consensi, segnando comunque la miglior performance degli aspiranti sindaci rispetto alle liste (2.792 voti personali contro 2.494 alla lista). Sfumata la possibilità della vittoria alle Comunali, come forse qualcuno poteva attendersi dopo il trionfo alle Politiche dello scorso mese di marzo, per i pentastellati rimane comunque la soddisfazione di essere il primo partito cittadino (19,06%), precedendo un Pd (17,81%) che mantiene dignitosamente le perdite rispetto a cinque anni fa (2.331 voti contro 3.101 nel 2013, quando era al 20,87%), a differenza invece di Piazza Sella, che crolla appena all’11,85% dal 35,58% (da 5.286 voti a 1.551). Seguono poi Carlo Murru, sostenuto dalle civiche Iglesias risorge e Progetto per Iglesias, con il 7,57% ed Asmaa Oug, candidata sindaca per Sinistra Sarda, che non supera il 2,18%.
Chiusa la partita per lo scontro finale, è cominciata la riflessione e l’analisi. Prima di tutto, sull’affluenza, mai così bassa per un voto comunale in città. Sono sicuramente lontani gli entusiasmi delle prime elezioni dirette, negli anni Novanta dello scorso secolo, quando al primo turno si superava l’80%. Domenica scorsa a Iglesias ha votato appena il 59,13%, il minimo assoluto per elezioni di questa importanza, ancora meno delle Comunali 2013 (66,13%) e delle recenti Politiche 2018 (65,31%), quando l’astensione era già parsa preoccupante. In pratica, 4 elettori su 10 hanno stavolta disertato le urne, dando un segnale di grave scoramento e allontanamento dalla politica: se poi si nota come l’astensionismo sia cresciuto in special modo nelle frazioni e nei quartieri popolari, allora non è difficile pensare che la prima causa di contestazione alla politica stia proprio nell’assenza delle attese risposte alle periferie, alle marginalità, alle difficoltà. È questo comunque un livello di analisi destinato a maturare nelle sezioni politiche cittadine, alla luce dei risultati ottenuti e di quanto racconterà l’esito del prossimo ballottaggio che, comunque vada, consegnerà un trentenne alla guida della città.
Altro aspetto delicato è stata la frammentazione e la ricomposizione del quadro politico cittadino. Mauro Usai è in testa grazie al sostegno del centrosinistra, di cui è espressione come leader dei giovani democratici sardi e dopo avere presieduto nell’ultimo quinquennio il consiglio comunale. Sebbene in ribasso rispetto al passato, quando Piazza Sella in certe sezioni rullava sino al 40%, il contributo della lista di Giorgio Oppi è stato sicuramente importante, anche se non decisivo: difatti, pure senza l’11,85% Usai sarebbe stato comunque davanti a Pistis, diverso sarebbe stato il caso di una vittoria dem già al primo turno, cosa che i numeri del passato facevano immaginare, alimentando illusioni però svanite nella lunga notte del 10 giugno. Dal canto opposto, il centrodestra è andato in pezzi: a Carlo Murru non è riuscito il tentativo di aggregare sul suo nome il vecchio polo berlusconiano, mentre Valentina Pistis ha conquistato solo una parte di quei consensi, fermandosi sotto il 30%, ben lontana dal suo avversario principale. Sono state così confermate le previsioni della vigilia, la cui unica incognita era in verità rappresentata dall’esito del Movimento Cinque Stelle, per il quale il 20,35% raccolto con il giovane Garau rappresenta comunque un dato positivo: abbinato al buon successo personale di alcuni candidati, l’avere conservato circa 2.500 sui 6.790 voti di marzo, di fronte alle corazzate schierate dai rivali, è la conferma del radicamento pentastellato in città, oltre il semplice voto di opinione espresso alle Politiche e in previsione delle Regionali del prossimo anno. Proprio quest’appuntamento elettorale ci dirà poi se il connubio Udc-Pd testato a Iglesias in questi giorni diverrà un modulo politico ripetibile o meno su scala più ampia, un esempio da imitare oppure un fallimento.

ListeAffluenza storicaPartitiGrafico DEFConfronto

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