Progetto Policoro e Pastorale Giovanile. Diario di viaggio dal Sermig di Torino

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Da Arsenale a “fabbrica di pace”
di Annalisa Atzei

Nel cuore del quartiere di Porta Palazzo, a Torino, sorge l’Arsenale della Pace, una struttura che, a vederla oggi, sembra raccontare poco del suo passato di fabbrica di armi, quando deteneva il primato assoluto nella produzione di armamenti e ordigni bellici durante gli anni dei due conflitti mondiali. In realtà, molte cose al suo interno ricordano cosa avveniva in quel posto, un po’ per volontà dei suoi nuovi custodi e un po’ perché la sua trasformazione è il segno evidente che anche ciò che produce morte e distruzione può generare il bene comune nel nome della pace fraterna. È con questo intento che l’ex arsenale militare oggi è diventato una “fabbrica di pace”, una struttura immensa al cui interno, ogni giorno, ci si confonde tra le decine di volontari che si dedicano ai più bisognosi. L’Arsenale della Pace è un luogo in cui si incontrano culture e religioni diverse, è una casa per chi non ha un posto in cui dormire, per le mamme sole, per chi non ha un lavoro o i soldi per curarsi, ma è anche soprattutto un luogo di silenzio per chi desidera incontrare Dio.
La fabbrica, in disuso da decenni, dal 1983 ospita il Sermig, Servizio Missionario Giovani, nato nel 1964 da un’intuizione di Ernesto Olivero e da quel sogno, condiviso con la moglie e tanti amici, di poter essere vicini ai più bisognosi, vivendo l’amore per i fratelli annunciato nei Vangeli. Ernesto ha 78 anni, ma conserva la grinta del giovane uomo che 35 anni fa entrò per la prima volta in quello che restava dell’arsenale, in quei ruderi che oggi hanno recuperato un valore anche economico incalcolabile. Ernesto è anche il primo laico nella storia della Chiesa ad aver fondato una fraternità, la Fraternità della Speranza, che accoglie giovani, coppie di sposi, famiglie e consacrati che vivono all’interno dell’arsenale e contribuiscono ogni giorno a realizzare le tante attività del Sermig. Ogni mattina dà il suo saluto alla comunità e agli ospiti e le sue parole riflettono il suo amore infinito per il prossimo e la totale fiducia in Dio e nella Provvidenza. Una fedeltà che l’ha incoraggiato anche a varcare i confini dell’Italia, replicando la sua esperienza piemontese in Brasile, con l’Arsenale della Speranza, e in Giordania con l’Arsenale dell’Incontro.
Dal 20 al 24 aprile, l’Arsenale ha ospitato la terza edizione del corso “Campi Aperti”, quest’anno dedicato al tema “Innovare il lavoro a partire dalle buone pratiche”, un appuntamento che ha fatto seguito all’esperienza vissuta a Cagliari con la 48ma Settimana Sociale. Come a Cagliari, il “lavoro libero, creativo, partecipativo e solidale” è stato al centro degli interventi dei relatori, esprimendosi nelle visite alle buone pratiche in quella Torino che fonde numerosi esempi di integrazione multiculturale con le esperienze virtuose nate dagli insegnamenti dei tanti Santi Sociali che, tra la fine del ‘700 e i primi del ‘900, hanno operato nel capoluogo piemontese. Il corso è stata un’esperienza che ha fortificato la fede, istruito i giovani partecipanti provenienti da tutta Italia e un’occasione per far nascere nuove amicizie e creare le giuste opportunità per raccontarsi e mettersi in ascolto reciproco.


Campi aperti, alla scoperta del senso del lavoro
di Marta Cocco

La passione per i giovani e la loro realizzazione, affinché possano vivere una vita piena di senso, accomunano il Progetto Policoro e la Pastorale Giovanile, due realtà che non smettono mai di interrogarsi e formarsi per il bene dei ragazzi. Insieme, le animatrici di comunità e alcuni rappresentanti della Pastorale Giovanile della diocesi di Iglesias, sono volati a Torino, all’Arsenale della Pace del Sermig, in cui si è tenuto il terzo corso “Campi Aperti” dal tema “Innovare il lavoro a partire dalle buone pratiche”. Dal 20 al 24 aprile, grazie all’intervento di alcuni relatori ospiti del campo, giovani del Progetto Policoro, seminaristi e altri giovani provenienti da diverse parti d’Italia, hanno potuto riflettere sul tema del lavoro nei suoi diversi aspetti. Attraverso dei lavori di gruppo, i giovani hanno espresso le loro opinioni e il loro ideale di lavoro. Il lavoro è “vocazione” quando metti tutto te stesso a disposizione dell’altro e per l’altro, per essere insieme verso lo sviluppo integrale della persona; il lavoro è “valore” quando metti in gioco i tuoi talenti per trasformarli in dono, per migliorare la realtà umana: il lavoro è per l’uomo e non l’uomo per il lavoro; il lavoro è “legalità” quando l’azione è per il bene comune e non per interesse personale ed esso  acquista più valore quando si ha rispetto per la legge moralmente giusta: “senza lavoro non c’è dignità e senza legalità non c’è opportunità”; il lavoro è “opportunità” quando davanti a un bisogno cerchi di trovare una risposta e quando un problema ti spinge a tessere reti di relazioni; il lavoro è “fondamento di comunità” quando il momento di crisi diventa il punto di partenza della generatività.
Ma sono state anche parole come “incontro”, “impegno”, “volti delle persone”, “formazione”, “fiducia in Dio”, “carità” e “accompagnamento”, ricevute dalle testimonianze raccolte nelle visite alle buone pratiche della città di Torino, ad accompagnare l’immagine nuova del lavoro dato dai relatori. Esempi concreti in cui i valori di un lavoro libero, partecipativo, creativo e solidale, di cui si è parlato anche alla Settimana Sociale di Cagliari, vengono messi in pratica e rappresentano un esempio per i giovani. Dalle realtà visitate, accomunate dalla realizzazione di un’offerta formativa professionalizzante gratuita per giovanissimi, come il Collegio degli Artigianelli, la Casa Madre dei Salesiani di Valdocco, e Piazza dei Mestieri, è emersa chiara ed evidente la forza generatrice e creativa proveniente da un’esperienza di fede e dal far parte della Chiesa, quella “Chiesa in uscita” che tanto sogna papa Francesco quando invita i cristiani ad un impegno comune per il bene di tutti.


Testimonianze. Le braccia aperte della fraternità del Sermig
di Matteo Murru

A Torino, borgo Dora, nel 1983, quello che era un arsenale militare è diventato “l’Arsenale della Pace” voluto da un uomo di buona volontà che ha intuito che il cammino di santità che Dio aveva pensato per lui passava per il donarsi agli altri. Così Ernesto Olivero, lascia il suo lavoro in banca e con altri giovani amici si butta in un’avventura che ha Dio come unica guida. Negli anni l’Arsenale incontra le esigenze di tante persone che arrivano alla fraternità del Sermig (Servizio Missionario Giovani) per chiedere aiuto e trovano sempre braccia aperte ed accoglienti. Nella terra dei Santi sociali (San Giuseppe Benedetto Cottolengo, San Giovanni Bosco, San Leonardo Murialdo) sono diverse le realtà che si occupano degli ultimi e degli emarginati, ma si trovano anche esperienze che si occupano dei nuovi poveri, i giovani. Così Sermig, Salesiani, collegio degli Artigianelli e Piazza dei Mestieri, sono quattro esperienze di una Torino che nei giovani continua a crederci e punta sulla loro formazione professionale per inserirli nel mondo lavoro con un bagaglio di esperienza importante. L’alternanza scuola lavoro e il sistema duale hanno innovato il mondo della formazione e del lavoro dando la possibilità ai giovani di imparare un’arte come quella del restauro o un mestiere come lo chef, il panettiere, il barman o il tipografo. Buone pratiche quelle viste a Torino che possono essere prese come esempio per dare un futuro ai giovani che hanno bisogno di nuovi stimoli per ritrovare fiducia e cambiare il loro futuro.

 

 

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