Don Benizzi: “Dignità per il lavoro nel Sulcis Iglesiente”

Don Salvatore Benizzi
Don Salvatore Benizzi nella tenuta agricola di Terramanna. Foto di Federico Matta

Intervista a don Salvatore Benizzi, direttore diocesano per la pastorale sociale

“Dignità per il lavoro nel Sulcis Iglesiente”

di Federico Matta

Chiesa e politiche del lavoro. Un binomio essenziale sul fronte delle vertenze sociali e in particolar modo nelle azioni di contrasto alle nuove povertà. Don Salvatore Benizzi dirige sin dai primi anni ‘80 l’Ufficio diocesano per i problemi sociali, lavoro, giustizia, pace e custodia del Creato. Sempre in prima linea a fianco dei lavoratori, nelle battaglie per rivendicare e difendere il posto di lavoro, continua ad affrontare gli importanti temi legati alla disoccupazione ed al conseguente disagio sociale.
“Ho seguito le prime battaglie dei minatori – racconta – che manifestavano in seguito alla chiusura della miniera di Buggerru. Qualche anno dopo ho seguito il dramma della chiusura della vicina miniera di Su Zurfuru e nel ‘92 quelle dell’intero comparto minerario dell’Iglesiente. Ho continuato poi a seguire i problemi delle industrie di Portovesme. Quelli del lavoro sono problemi importanti e che mi stanno particolarmente a cuore, continuerò sempre a seguirli e a combattere accanto ai lavoratori, e non solo, fino a quando avrò la forza di farlo”.

Don Salvatore, qual è la situazione nel nostro territorio, la provincia più povera d’Italia?
Innanzitutto, questo è un primato che non ci appartiene più. Ora siamo la seconda provincia più povera d’Italia, anche se la situazione continua a rimanere alquanto drammatica, con migliaia di lavoratori disoccupati e senza una speranza di trovare un lavoro.

Tutto a causa della chiusura delle industrie di Portovesme?
Il problema è in prevalenza legato alla chiusura di quelle fabbriche. Ci sono però molte altre attività produttive che hanno chiuso i battenti e non sono state riconvertite, imprese legate anche a settori diversi rispetto a quello industriale, dalle quali dipendeva tutto un indotto importantissimo per l’economia del territorio.

Sul fronte della Vertenza Alcoa sembra ora esserci uno spiraglio.
Lo spiraglio s’intravede, non solo per l’ex Alcoa, ma anche per quanto riguarda la riapertura dell’Eurallumina. Bisogna accelerare i tempi, perché sul fronte della disoccupazione ci troviamo in una situazione veramente di emergenza sociale. Poi, non dobbiamo dimenticare i problemi della Portovesme Srl, che rischia di chiudere, perché ancora non sono state risolte le difficoltà sul rilascio delle autorizzazioni per il nuovo sito di stoccaggio dei residui delle lavorazioni industriali.

Le grandi industrie hanno dato, e continuano a dare, lavoro a migliaia di persone. Ma hanno creato tante emergenze anche sul fronte dell’inquinamento ambientale.
Purtroppo non si può avere l’uno senza l’altro. Quelle fabbriche devono riaprire, pensando, grazie all’ausilio delle nuove tecnologie, a ridurre al minimo i livelli d’inquinamento. Poi bisognerà pensare a un Piano di riconversione, che consenta un giorno la chiusura, senza provocare drammi sociali, con la conseguente e drastica diminuzione dei livelli occupazionali.

Quindi, è la politica che deve intervenire in modo predominante e con azioni decisive?
Assolutamente sì. Chi ci governa deve riflettere su progetti a lungo termine, non pensare solo a soluzioni per tamponare le emergenze. Se questo territorio deve vivere di agricoltura e turismo, bisogna che lo Stato metta in campo tutte le proprie azioni per favorire questi settori. Quando le imprese agricole saranno in grado di camminare da sole, così come le attività legate all’agroalimentare e al turismo, allora potremo porre la parola fine all’epoca industriale.

Nel Sulcis Iglesiente opera un’importante azienda che produce armamenti bellici, la Rwm, contestata per l’esportazione di armi nei paesi in guerra fino a chiederne ripetutamente la chiusura.
Il discorso è molto complesso e va affrontato in modo più ampio. Per prima cosa, ufficialmente quella fabbrica produce armi per la difesa degli Stati non interessati dalle guerre. Se ci sono delle esportazioni nei Paesi in guerra, come nel caso dell’Arabia Saudita che bombarda lo Yemen, è lo Stato italiano che deve fermarle con l’applicazione delle leggi specifiche. Noi però non ci possiamo lavare la coscienza, chiedendo la chiusura della fabbrica.

In che senso?
Partiamo dal principio che le guerre non devono esistere e deve essere la politica internazionale a impedire l’esplodere dei conflitti nei Paesi attualmente in guerra. Non risolviamo tutto ciò chiudendo la Rwm: la fabbricazione delle bombe verrebbe solo dislocata in altri territori e quindi saremmo punto a capo. Ci rimarrebbe soltanto il dramma sul dramma delle centinaia di lavoratori licenziati. Piuttosto, prima troviamo un’alternativa valida e poi chiudiamo con la produzione di armamenti bellici.

Lo stesso discorso vale anche per le basi militari?
Nel Basso Sulcis ci sono interi paesi che vivono dall’indotto della base Nato di Teulada. A quale alternativa possiamo pensare? Anche in questo caso, prima progettiamo e poi fermiamo le esercitazioni militari, pensando, però, anche ad assicurarci i fondi per le bonifiche del poligono militare.

La Chiesa Cattolica in questi anni ha pensato a diversi progetti destinati alle persone senza un’occupazione.
Si tratta di progetti finanziati dalla Cei con l’8xmille e che stiamo portando avanti in diocesi dal 2007. Anche quest’anno, tramite la coop sociale San Lorenzo, abbiamo assunto diversi “figli della crisi” che lavorano nella manutenzione di alcune strutture in diocesi. Hanno un regolare contratto di lavoro, compresi i contributi previdenziali e tutto il resto. Alla fine del rapporto di lavoro potranno chiedere il regolare sussidio di disoccupazione. Vogliamo dare lavoro, perché il lavoro dà dignità, come ci ricorda sempre Papa Francesco.

In vista del Primo Maggio, quale augurio rivolge agli abitanti della nostra diocesi?
L’augurio è di uscire presto dalla crisi e che un giorno, il Primo Maggio, si possa festeggiare nuovamente la festa del lavoro.

Per arricchire con letture e conoscenze l’impegno della Chiesa italiana per il lavoro consulta il sito http://lavoro.chiesacattolica.it

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