Storie del passato. Dante e Mino, amici e marinai a Capo Pecora durante la Seconda Guerra Mondiale

Da sinistra, Panizza e Siri.
I marinai Panizza e Siri a Capo Pecora

di Federico Matta

Sulla costa di Capo Pecora soffiava una leggera brezza e, nonostante il rigido inverno, un sole splendente mitigava le basse temperature. I marinai Dante Siri e Mino Panizza, come ogni giorno, erano di guardia nella vedetta costiera della Regia Marina Militare, ubicata nella collina, che divide la piana di Perdas Albas dall’incantata spiaggia di Scivu. La giornata sembrava tranquilla. Così com’era solitamente in quell’angolo di paradiso, dove nei periodi più faziosi a crear fastidio erano solamente il forte maestrale e il rumore delle onde del mare. A un certo punto, però, un caccia delle forze alleate apparve tra le alture che sovrastano la costa. Il tempo di rendersi conto di cosa stava accadendo e sistemare la mitragliatrice posta qualche metro più avanti, e subito dall’aereo iniziarono a precipitare raffiche di proiettili, sparati dalle mitraglie del velivolo, che sembrarono non risparmiare nulla di quel lembo di terra proteso sul mare. Quell’incursione segnava l’inizio dei numerosi assalti da parte delle forze militari angloamericane, che nel lontano 1943, tra bombardamenti e altre atroci incursioni, devastarono gran parte della Sardegna. Siri si salvò miracolosamente, come gli altri pochi commilitoni in servizio durante la seconda guerra mondiale nel presidio militare. L’unico a cadere sotto il fuoco nemico fu Panizza, trafitto dai proiettili esplosi dal caccia inglese.
A raccontarci la storia è Claudio Siri, figlio di Dante Siri, dell’allora sottocapo della Regia Marina, al quale il tragico fatto segnò il resto della sua vita. “Mio padre, durante il secondo conflitto bellico – racconta Claudio Siri – prestò servizio nella vedetta di Capo Pecora dal 1941 al 1945. Con Panizza erano molto amici. Mio padre era del 1921. Il suo commilitone qualche anno più grande. Arrivarono assieme nel presidio della Marina. Poi entrambi erano liguri. Il mio papà arrivava da Santuario di Savona, mentre Panizza da un centro poco distante, sempre del Savonese”. I due marinai erano indivisibili. “Sempre assieme”, aggiunge Claudio Siri, mostrando le foto storiche che ritraggono il padre durante il servizio nella vedetta militare. “A Capo Pecora si stava bene – continua Siri col suo racconto – non mancava il mangiare e il rapporto con le persone che all’epoca abitavano negli stazzi accanto, era ottimo. Poi prestavano servizio una decina di militari. Più che una caserma sembrava di stare in una famiglia. Ogni giorno si andava a fare la spesa nei vicini centri di Fluminimaggiore e Buggerru. Anche il rapporto con gli abitanti della zona, sempre secondo quanto mi diceva, erano eccellenti”. Ma la tranquillità fu interrotta improvvisamente dalle raffiche del mitra dell’aereo invasore. “Sono cresciuto con la descrizione di quella scena – prosegue – anche se mio papà arrivava sino a un certo punto. Dal pianto gli veniva l’angoscia e non riusciva più a parlare. Noi familiari non siamo mai riusciti a conoscere la fine di quella triste giornata. Assieme abbiamo fatto visita alla vedetta di Capo Pecora nel 1989. L’emozione da parte sua fu grande, tanto che accusò un malore, soprattutto quando raggiungemmo il punto dove cadde in servizio l’amico commilitone”.
Dante Siri, classe 1921, rimase in servizio nella costa Sud – Ovest dell’Isola sino al 1945.

La vedetta oggi
La vedetta di Capo Pecora oggi

In quell’anno sposò Luigina Lecca, di 3 anni più giovane e originaria di Fluminimaggiore, per poi far rientro assieme alla moglie a Savona. Dal loro matrimonio nacquero due figli, Claudio nel 1948 e Giuseppe nel 1950, quest’ultimo venuto a mancare all’affetto dei suoi cari nel 1998. “Mio padre Dante è morto nel 2009 – conclude Claudio Siri – mia madre Luigina, qualche anno prima. Da quando sono in pensione abito sempre in Liguria, a Cairo Montenotte, anche se trascorro alcuni periodi dell’anno a Buggerru, dove ho acquistato una casa. Visito spesso quel che rimane della vecchia casermetta della Marina e ogni volta mi ritornano in mente quei racconti. In ricordo di lui e di mio fratello Giuseppe, che anch’egli ha svolto il servizio militare nella Marina, ho dato in dono alla Guardia Costiera una pergamena, che è stata riposta nel Cofano Porta Bandiera del Dipartimento marittimo di Cagliari. Questa storia, invece, ho voluto raccontarla per rendere omaggio, come avrebbe voluto il mio caro padre, alla memoria del povero Panizza. Di lui e di quello che accadde nel ’43 a Capo Pecora, si sa ben poco. Bisognerebbe approfondire sulla sua vita e magari, erigere presso i ruderi della vedetta un piccolo monumento in suo ricordo”.
In effetti, di quell’episodio e del marinaio Mino Panizza, anche i bollettini di guerra non riportano in merito un granché. L’impegno della redazione di Sulcis Iglesiente Oggi è di approfondire le ricerche e di ritornare sulla vicenda con altri articoli, che pubblicheremo prossimamente sul settimanale. A modo nostro e per quanto ci è possibile, vogliamo salvare la memoria storica e onorare il sacrificio del militare, caduto durante la Seconda Guerra Mondiale, mentre difendeva le coste dell’Isola.

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