Progetto Policoro. A Oristano per il secondo modulo di formazione regionale

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di Annalisa Atzei

Ospiti della diocesi di Oristano nei locali del Seminario Arcivescovile, dal 16 al 18 marzo scorso, tutti gli animatori di Comunità del Progetto Policoro della Sardegna si sono incontrati per il secondo modulo di formazione regionale annuale. Una tre giorni interamente dedicata al ruolo dell’animatore e alle attività che è chiamato a mettere in atto durante il suo mandato in diocesi e che ha visto anche la partecipazione di alcuni componenti del coordinamento regionale, presente con monsignor Giovanni Paolo Zedda e don Mario Curzi della diocesi di Ozieri. L’incontro ha rappresentato all’interno della formazione regionale un momento importante di confronto e ascolto reciproco su quelli che sono i molti dubbi, ma anche i progressi e le potenzialità ancora inespresse di un Progetto che si apre ai giovani attraverso la figura dell’animatore e il supporto delle equipe diocesane. In Sardegna, nove diocesi su dieci aderiscono oggi al Progetto, ideato più di vent’anni fa da don Mario Operti per avvicinare la Chiesa italiana al problema della disoccupazione giovanile, ma presto anche Nuoro, unica diocesi assente, riprenderà a farne parte con un nuovo animatore. Il fulcro della formazione è stato proprio il ruolo che l’animatore di comunità riveste nei tre anni di lavoro col Progetto: un incarico che deve spesso bilanciare da una parte le fatiche del mandato con la bellezza dei risultati raggiunti, in una prospettiva di dinamismo e crescita comune tra Progetto e territorio. L’animatore di comunità è chiamato ad agire affinché cresca l’attenzione alla lettura dei problemi legati al tema del lavoro, sviluppando comunità e attivando processi di orientamento, ma è anche quotidianamente chiamato a confrontarsi con i limiti e le difficoltà del suo impegno. Per questo il Progetto, anche nella nostra diocesi, si impegna a proporre prima di tutto un’animazione realizzata con i sentimenti, dove sia la relazione con gli altri al centro di ogni azione e di ogni pensiero, proponendo un’evangelizzazione attiva sul lavoro, che promuove il protagonismo delle persone affinché siano esse stesse per prime le artefici del proprio cambiamento.

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