Cinema. “Surbiles” di Giovanni Columbu, vortice gotico del folklore sardo

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di Jacopo Casula

Un viaggio nelle tradizioni più oscure del folklore della Sardegna, sospeso tra mitologia e ricerca antropologica, senza dimenticare le suggestioni del cinema di genere. Con “Surbiles”, Giovanni Columbu realizza un documentario che accompagna lo spettatore in un viaggio nel fantastico popolare, in una Sardegna che malgrado l’irrompere della modernità non riesce a dimenticare del tutto riti arcaici ed inquietanti figure mitologiche.
Sabato 17 marzo, il Madison Cineworld di Iglesias ha ospitato una proiezione speciale del docufilm, alla quale hanno partecipato il regista Giovanni Columbu e sua figlia Simonetta, interprete della pellicola.
Il film, realizzato con una riuscita alternanza tra le testimonianze raccolte dal regista e alcune ricostruzioni di fiction, racconta le storie delle Surbiles, creature mitologiche del folklore sardo, esseri prossimi agli spiriti, e per certi versi simili alle streghe e ai vampiri, responsabili di attentare alla vita dei bambini non ancora battezzati.
Un mosaico di vicende, intrecciate tra loro dal filo rosso della memoria, portata avanti dalle persone più anziane, ricordi apparentemente rimossi e riportati a galla dalle domande del regista. “Tutto è nato dalle ricerche effettuate prima di scrivere la sceneggiatura di un film di finzione – ha ricordato Giovanni Columbu nel corso della serata – un lavoro sul campo che mi ha portato a riflettere sul ruolo della magia nella società sarda delle zone rurali, un ruolo per alcuni versi paragonabile a quello dello sciamanesimo”.
Le Surbiles infatti, secondo la credenza, sono esseri che scontano una sorta di colpa per la quale non vi è rimedio, sono creature che devo sottostare ad una condizione esistenziale di infelicità, temute e allo stesso tempo compatite dalle altre persone, che pur vivendoci fianco a fianco nelle piccole comunità di paese, non fanno loro del male, limitandosi a prendere delle contromisure per difendere i bambini.
Come l’abitudine di mettere nei pressi delle culle oggetti rovesciati e sedie capovolte, o di spargere nella stanza chicchi di riso e di grano, per fare in modo che le Surbiles, tentando di contarli, perdano tempo fino al sorgere del sole, quando non possono più nuocere ai bambini.
“Una delle cose che più mi ha colpito è proprio questa sorta di pietas nei confronti delle Surbiles – ha sottolineato il regista – come se le persone dei paesi fossero consapevoli del dramma di questa condizione”.
Come già in “Su Re”, la sua premiatissima opera che rilegge e ambienta in Sardegna la passione di Cristo, in “Surbiles” una delle cose che colpisce maggiormente è l’incontro-scontro tra i riti arcaici e la modernità, dualismo sottolineato da Columbu con un montaggio alternato, nel quale le presenze fantasmatiche nei boschi si alternano alle scene della vita di paese, con il bar come punto di ritrovo privilegiato.
Il folklore gotico incontra la ricerca etnografica, grazie ad un autore che si conferma una delle voci più interessanti del panorama cinematografico italiano.

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