Storie al femminile, nel nome di Dio. Elizabeth Green, pastora della Chiesa Evangelica Battista

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Elizabeth Green. Foto di Efisio Vacca

Pubblicato su “Sulcis Iglesiente Oggi”, numero 9 dell’11 marzo 2018


di Jacopo Casula

In occasione dell’8 marzo, abbiamo rivolto alcune domande ad Elizabeth Green, teologa, pastora della Chiesa Evangelica Battista di Carbonia, autrice di libri come “Cristianesimo e violenza contro le donne” (2015, seconda edizione). È stata un’occasione per riflettere su alcuni aspetti della condizione femminile, alla luce anche dei fatti di cronaca di questi ultimi anni.

Pastora Elizabeth, ha incontrato difficoltà nel suo ministero e nel mondo del lavoro per il fatto di essere donna? Ritiene che se fosse stata un uomo, le sarebbe stato più facile?
Diciamo che sono stata fortunata, in quanto ho cominciato a studiare teologia in vista del ministero pastorale quando già si avvertivano gli effetti della seconda ondata del movimento delle donne nelle chiese evangeliche. Non posso dire di aver trovato difficoltà (anzi, a studiare sono stata incoraggiata dal pastore che si occupava della formazione dei futuri ministri) ma poiché uomini e donne occupano posizioni diverse nella società (a scapito delle donne) non ho dubbi che se fosse stato uomo il mio percorso sarebbe stato molto diverso (ma molto meno interessante!)

La nostra società viene incontro alle donne e permette di coniugare la vita pubblica e lavorativa con la loro vita familiare di madre e di compagna?
Basti dare un’occhiata al numero annuo delle nascite in Italia (di genitori italiani) per aver una risposta fortemente negativa a questa domanda. Ovviamente l’attuale congiuntura “di crisi” con una precarietà che colpisce maggiormente le donne impedisce una felice unione tra pubblico e privato, impedendo alle donne l’accesso contemporaneo ad ambedue le sfere. Uno dei problemi è che si pensa che il lavoro di cura svolto gratuitamente appartiene solo alle donne e non agli uomini.

Dopo oltre vent’anni di dibattito costruttivo all’interno del mondo evangelico e di confronto con il mondo cattolico, quali sono le sfide odierne della “teologia al femminile”?
Rispondo a questa domanda invitandovi a partecipare al seminario annuale del Coordinamento Teologhe Italiane che si terrà a Roma il 14 aprile, quando terrò una lezione su “Fede e femminismo: Riflessioni e prospettive”. Per il momento non posso anticipare niente!

Quali sono le riflessioni della comunità evangelica battista sul permanere di disuguaglianze di genere e sui recenti casi di violenza sulle donne, soprattutto all’interno delle famiglie?
Grazie per la domanda che tocca un argomento che mi sta molto a cuore. All’interno delle nostre chiese ci sono vari raggruppamenti di donne che da decenni lavorano su questo argomento, sia a livello territoriale attraverso centri di ascolto o centri di antiviolenza sia a livello nazionale, per renderci tutte e tutti molto più sensibili alla questione della violenza di genere. Ogni anno dedichiamo il periodo dal 25 novembre (giornata internazionale contro la violenza sulla donna) al 10 dicembre (giornata dei diritti umani) a riflettere insieme sul tema, col materiale prodotto dal Federazione delle Donne Evangeliche in Italia. È in atto una campagna di sensibilizzazione all’interno delle chiese che tocca anche la connivenza del cristianesimo e delle chiese con la violenza sulle donne. La novità negli ultimi anni è che finalmente gli uomini si stanno svegliando e distanziandosi da un’idea del maschile fondata sul dominio, sulla forza, sul possesso e via dicendo. Qualche anno fa c’è stata una dichiarazione ecumenica firmata anche dalla Chiesa Cattolica italiana sui quali sarebbe molto importante lavorare eventualmente in modo congiunto.

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