Padre e figli oggi. Educare ai valori della vita umana e cristiana

Image00001Essere padri oggi. Il senso della “Festa del papà” e la solennità di San Giuseppe
Intervista a don Giorgio Fois, direttore dell’Ufficio diocesano di Pastorale Familiare

Pubblicato su “Sulcis Iglesiente Oggi”, numero 9 dell’11 marzo 2018


di Jacopo Casula

Il 19 marzo si ricorda San Giuseppe, occasione per riflettere sul senso di una ricorrenza come quella della “Festa del papà”, alla luce delle trasformazioni della società e dei temi emersi in questi ultimi anni quando si parla di famiglia e genitorialità. Abbiamo rivolto alcune domande a don Giorgio Fois, direttore dell’Ufficio diocesano di Pastorale Familiare, per approfondire l’argomento.

Quale è, al giorno d’oggi, il senso di una ricorrenza come quella della “Festa del papà”?
Da un punto di vista ecclesiale, questa festa ci ricorda che Giuseppe e Maria sono stati scelti dal Signore per portare avanti il Suo progetto, incarnandosi nella realtà concreta di una famiglia, dove poter prendere vita, crescere, ed essere educato secondo i valori ed i principi di quel tempo e di quella cultura.

In un periodo di grandi trasformazioni, come quello attuale, quali sono i punti fermi ed i valori nei quali si identifica la figura paterna?
Per le famiglie cristiane, il ruolo del padre e la sua identità devono prendere spunto proprio dalla figura di Giuseppe. Il ruolo paterno, al giorno d’oggi, ha innanzi tutto lo scopo di educare ai valori della vita umana e cristiana, alla luce della carità evangelica. Una funzione che era valida in passato, è valida oggi e lo sarà anche domani, per sempre. Un modello che si contrappone nettamente al ruolo che oggi i padri stanno assumendo in molte occasioni.

Quale ruolo stanno assumendo i padri nella società odierna?
Bisogna distinguere tra il ruolo paterno che ha il compito di dare la vita insieme alla propria sposa, di far crescere insieme i figli educandoli ai valori, ed il ruolo del padre che vuole essere solo una sorta di amico dei figli. Perché un amico difficilmente educa, e rischia di diventare complice, un fatto che innesca meccanismi sbagliati.

Secondo la sua esperienza di direttore della Pastorale Familiare, come viene vissuta la paternità nel nostro territorio?
Nel nostro territorio esistono fondamentalmente due categorie, la prima è quella degli “adultissimi”, che si rispecchiamo ancora, anche se con fatica, nel ruolo educativo del padre, la seconda è quella delle nuove generazioni, che si ritrovano a vivere il ruolo paterno cercando di essere amici dei figli, rischiando di travisare la vera funzione educativa della genitorialità. In questo modo si rischia di non dar valore anche alle regole, assecondando spesso non i desideri dei figli, ma i loro capricci, e non aiutandoli, un domani, a diventare adulti responsabili e autonomi davanti ai problemi della vita.

Tra famiglie atipiche, padri single e figli contesi dai genitori, quali sono le principali difficoltà e problematiche?
Nel caso delle famiglie atipiche, o dei genitori separati, uno dei problemi è la mancanza di un contatto continuo e diretto del padre con i figli. Una situazione che può creare anche dei disturbi nella sfera psicologica e nello sviluppo dei più giovani, in quanto vengono a mancare punti fermi di riferimento e certezze, e questo contribuisce a dar vita ad incertezze, instabilità e sfiducia.

In questo modo può essere minata anche la funzione sociale dell’essere padre?
È una possibilità da scongiurare, in quanto così crescendo, ai figli possono mancare quei valori della famiglia che nella nostra società ed in altre realtà erano valori positivi e assoluti, alla base della convivenza civile, sociale e religiosa.

 

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