Festa del papà. Verso una paternità nuziale, l’attualità di San Giuseppe

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Pubblicato su “Sulcis Iglesiente Oggi”, numero 10 del 18 marzo 2018


di P. Christian-M. Steiner op

Dire “paternità oggi” significa dire “paternità in trasformazione”. Un uomo che oggi diventa padre, è sì felice, ma non saprà al 100% come fare bene il padre. Ogni fase della vita del figlio contiene sorprese per lui e per sua moglie. E la stessa moglie può diventare motivo di disagi per lui, come lui per lei, di fronte al misterioso svilupparsi del loro figlio. 100 anni fa non era così. I volti dei nostri bisnonni sulle foto di inizio Novecento ne sono l’eloquente manifestazione: sguardi severi che comunicano sicurezza del proprio ruolo. Oggi qualche incertezza si coglie negli sguardi paterni. Se poi un padre apre il suo cuore rivela con molti dettagli la complessità della sua condizione. Erano più bravi i padri di 100 anni fa o lo sono i padri di oggi? L’insicurezza, che oggi accompagna la percezione paterna di molti, è segno di qualità di vita familiare o di incapacità genitoriale?
San Giuseppe, la cui solennità liturgica è stata scelta come festa del papà, può regalare una luce interessante e sorprendente al riguardo. La sua esperienza di paternità era “paternità in trasformazione” in un modo molto drastico. Il suo fidanzamento si è annunciato tranquillo. Stava per sposare una delle donne più belle e affidabili di Nazaret. Il ritorno dalla visita di Maria da Elisabetta infrange questa certezza iniziale. Infatti la sua sposa promessa torna incinta, non di lui. Il pancione in via di espansione uccide Giuseppe e l’immagine di Maria in lui e con ciò il loro futuro insieme. La gravidanza di Maria è la fine dei sogni di paternità di Giuseppe. Basta poca fantasia per immaginarci che cosa la sua famiglia d’origine e la stragrande maggioranza dei suoi compaesani gli consigliavano. Una peccatrice deve morire. La legge di Dio lo prescrive. Giuseppe non è in grado di obbedire alla legge e al clan. Ma mentre cerca di escogitare una soluzione per Maria, l’angelo lo introduce nelle vere dimensioni della maternità di Maria, che sono dimensioni letteralmente divine. Attraverso la maternità divina di Maria Dio affida sé stesso a Giuseppe come padre. L’annuncio dell’angelo a Giuseppe implica questa trasformazione profonda della consapevolezza paterna di Giuseppe. Questa nuova consapevolezza paterna di Giuseppe è prima di tutto di origine divina ma ha una caratteristica umana del tutto particolare: Giuseppe è padre solo grazie a Maria. La sua paternità è prettamente e esclusivamente nuziale, di origine coniugale. É padre in quanto sposo di Maria. La percezione paterna di Giuseppe subisce una trasformazione pasquale: a prima vista la visione della maternità di Maria lo fa morire, grazie all’interpretazione angelica la stessa gravidanza lo fa risorgere a una paternità nuziale di una profondità e bellezza indicibili. Di fatto così il padre assomiglia già alla modalità pasquale della vita del figlio!
La trasformazione paterna in azione nelle nostre famiglie ha certe somiglianze con la trasformazione paterna di Giuseppe. La famiglia tradizionale si fondava sull’attuazione autonoma dei ruoli genitoriali. La donna in quanto madre si occupava dell’educazione diretta dei figli. L’uomo in quanto padre era soprattutto occupato con il lavoro e interveniva al massimo come garante di autorità in questioni educative. Ora invece l’amore reciproco, l’impegno lavorativo di tutti e due, l’equiparazione tra uomo e donna, la stessa percezione reciproca quotidiana e… i figli richiedono un costante coordinamento della modalità educativa di mamma e papà. Si tratta di un vero proprio progresso di vita familiare, di civiltà e di storia della salvezza. La prima volta nella storia dell’umanità è la coppia ad educare i figli, che di fatto, sono l’unione di mamma e papà a livello genetico miliardi di volte! In questa luce si tratta di una vera e propria trasformazione paterna di tipo pasquale: conviene morire a un’antica percezione paterna individualista per poter risorgere nella paternità nuziale… che come quella di Giuseppe assomiglia più a Gesù perché mette al centro l’amore e le persone!

 

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