Lo Statuto Speciale, da 70 anni fondamento della vita democratica sarda

Mattarella Cagliari (10)
Il coro Nugoro Amada con il Presidente Mattarella nell’aula del Consiglio Regionale della Sardegna. Foto: facebook CRS

Pubblicato su “Sulcis Iglesiente Oggi”, numero 8 del 4 marzo 2018


di Simone Cara

Nel corso della giornata del 26 febbraio 2018, in occasione del settantesimo anniversario dall’emanazione dello Statuto speciale della Sardegna (1948-2018), il capoluogo isolano è stato contrassegnato dalla visita del Capo dello Stato e dall’inaugurazione di due mostre presso la sede del Consiglio Regionale della Sardegna, che di fatto assumono un’importante rilevanza nel quadro delle celebrazioni per il settantesimo anniversario dello Statuto sardo. I contorni storici ed il reale significato dello Statuto speciale sardo, com’è emerso in occasione delle iniziative culturali promosse durante le celebrazioni sui 70 anni di autonomia speciale della Sardegna, hanno permesso di ripercorrere la storia dello statuto che va dal 1943 al 1948, con la conclusione dell’esame da parte dell’Assemblea Costituente, sino alla pubblicazione della legge costituzionale del 26 febbraio 1948, n°3, che di fatto converte in legge costituzionale lo Statuto speciale sardo, approvato nella seduta del 31 gennaio 1948 con 280 voti favorevoli, 81 contrari e 2 astenuti. La nascita dello Statuto autonomistico sardo e la conseguente attuazione delle normative statutarie, di fronte a questo scenario, avrebbero contrassegnato le dinamiche politiche isolane nel secondo dopoguerra ed aperto un infuocato dibattito sul funzionamento dell’istituto autonomistico, con la conseguente riflessione sui principi ed i presupposti sui quali è stata fondata l’autonomia sarda. La storiografia, il dibattito politico e una parte dell’opinione pubblica, nel periodo compreso tra la seconda metà del XX e gli inizi del XXI secolo, hanno denunciato i limiti dell’autonomia speciale della Sardegna riconducendole ad una concatenazione di responsabilità a livello nazionale e locale, anche se a distanza di settant’anni rimangono vive le speranze nei confronti della “specialità sarda” rispetto alla complessità dei rapporti istituzionali tra centro e periferia. Il senso dell’autonomia speciale, dopo oltre mezzo secolo, ha contribuito a fornire delle chiavi di lettura sulle tematiche legate ai rapporti tra Stato e Regioni, ponendo in evidenza la necessità di rilanciare quelle responsabilità di autogoverno previste dallo Statuto Sardo, con la finalità di fornire una risposta anche alle sfide dello scenario contemporaneo attraverso una proficua collaborazione tra i vari protagonisti della vita istituzionale. Lo statuto speciale sardo rappresenta, nonostante i suoi settant’anni, l’elemento di forza della vita democratica isolana, con il quale si dovrebbero porre le basi per il riscatto e la ripresa della Sardegna. Il settantesimo anniversario, infine, è stato contrassegnato anche da una profonda riflessione sul rapporto tra le dinamiche dell’autonomia regionale e le nuove generazioni, i quali saranno chiamati ad avere un ruolo attivo nelle dinamiche isolane e a garantire la sopravvivenza dei valori della specialità della Regione Sardegna.

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