Schiavi dell’azzardo. Cresce l’allarme per il gioco nei Comuni della diocesi

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Pubblicato su “Sulcis Iglesiente Oggi”, numero 5 dell’11 febbraio 2018


di Jacopo Casula

Un fenomeno in netta crescita rispetto ai dati degli anni precedenti, con una tendenza al rapido incremento, ancora più evidente se rapportata a quella degli altri centri della Sardegna, nei quali i numeri sono cresciuti con una progressione meno evidente. Nel territorio della diocesi di Iglesias, il fenomeno del gioco d’azzardo presenta cifre rilevanti, che confermano il trend in crescita che si registra sia a livello nazionale che a livello regionale.
Un’offerta sostanziosa e sempre incrementata da nuove proposte, sia per quanto riguarda le scommesse relative ad eventi sportivi che i giochi come le lotterie istantanee, i gratta e vinci e le proposte di Lottomatica.
In particolar modo però, desta preoccupazione la diffusione, in continua crescita, dei videoterminali, chiamati dagli addetti ai lavori AWP o “new slot”, macchinette elettroniche che accettano pagamenti in monete e che vengono abitualmente posizionate in bar e tabaccherie. Esistono anche videoterminali di nuova generazione, chiamati VLT, che accettano anche le banconote e permettono vincite più elevate, ma la loro diffusione nel territorio è limitata, e solo ad Iglesias e Carbonia sono presenti dei locali dedicati appositamente a questa forma di gioco d’azzardo. Quelli che destano maggior allarme, sono però i terminali AWP, proprio per la loro grandissima diffusione e lo scarso controllo che ne viene fatto. Inizialmente, la normativa prevedeva la vincita di ticket destinati alle consumazioni all’interno del locale che ospitava i terminali, ma col passare del tempo, le nuove leggi nel campo del gioco hanno liberalizzato il settore.
La crescita più rilevante è stata quella delle lotterie istantanee, con sempre nuove tipologie di “gratta e vinci” che vengono immesse nel mercato e incontrano il favore di un numero sempre maggiore di consumatori, allettati dai premi e dalla possibilità di conoscere in tempo reale l’entità dell’eventuale vincita. Spesso il fenomeno ha maggiore incidenza all’interno di realtà già marginali, e si accompagna ad altre problematiche, dall’alcolismo, al disagio psichico, rappresentando una causa di allarme sociale per un territorio già duramente colpito dalla crisi economica.
Nella sola città di Iglesias, come illustrato nella grafica in pagina, la raccolta nel corso del 2016 ha superato i 30 milioni di euro. Una cifra molto più che notevole, sotto la cui voce “Raccolta” si comprendono tutti gli introiti del gioco, sia il loro costo per ogni singola giocata, che le vincite che vengono reinvestite e nuovamente tassate. Secondo i dati dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, le vincite nel complesso sono arrivate nel 2016 a 21 milioni, lasciando così sulle spalle dei giocatori perdite al gioco per oltre 9 milioni di euro, un importo significativo che lascia il territorio e va a pesare sul bilancio delle famiglie.
I dati dei comuni della diocesi, relativi alla spesa nel gioco con i videoterminali per il 2016, sono emblematici, come racconta la tabella pubblicata in questa pagina. Rispetto all’importo medio pro capite della Sardegna, che si attesta a 607 euro, in diocesi il dato risulta essere mediamente inferiore, pari a 468 euro, tranne i casi di Piscinas, Carbonia, Iglesias, Portoscuso, Giba e Domusnovas. Tuttavia, se possono non sorprendere i dati di Carbonia e Iglesias, comuni popolosi e con un reddito procapite che supera i 17.000 euro, desta allarme che una piccola realtà come Piscinas registri l’incidenza più alta dell’azzardo, con una media di ben 2 euro procapite spesi ogni giorno alle “macchinette”, senza contare quanto va poi in fumo tra lotterie e gratta e vinci. A Carbonia e Iglesias, nonché Portoscuso, i comuni più ricchi della diocesi, le cose non vanno meglio, con 1,80 euro di spesa media giornaliera nell’azzardo. Più virtuose sono altre realtà quali Nuxis, con una spesa media annua di 103 euro, e Carloforte, che non raggiunge il dato medio di 300 euro l’anno pur avendo il quarto reddito pro capite più alto di tutta la Sardegna sud-occidentale.
Altra nota dolente è che i dati numerici siano in continua crescita rispetto ad un anno prima. Nel 2015, difatti, la spesa procapite nel comune di Iglesias, per quanto riguarda il gioco con i videopoker, era stata in media di 492 euro, mentre a Carbonia era stata di 645 euro: specialmente a Iglesias la crisi appare allarmante con una spesa media annua che nel 2016 ha raggiunto i 670 euro, con un incremento del 36% nell’arco di appena dodici mesi.

Tabella azzardo
Spesa gioco per VLT e AWP nei Comuni della Diocesi. Anno 2016. Fonte: Agenzia delle Dogane e dei Monopoli
Iglesias
La spesa per il gioco a Iglesias nel 2016. Fonte: Agenzia delle Dogane e dei Monopoli

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di Annalisa Atzei

Il GAP, “Gioco d’Azzardo Patologico”, è un’espressione che forse un secolo fa ci avrebbe fatto sorridere. Sarebbe stato come dire che a giocare troppo ci si può ammalare. Eppure, oggi, essere cittadini di una società condizionata dal progresso e dalla tecnologia, significa anche fare i conti con un milione di persone a rischio dipendenza dal GAP. I dati non lasciano spazio a troppe interpretazioni, l’Italia è un Paese profondamente segnato dalla dipendenza dal gioco d’azzardo, la malattia dei tempi moderni, riconosciuta nel 1980 come un “comportamento persistente, ricorrente e maladattivo di gioco”, una sorta di dipendenza senza sostanza, ma che spesso si accompagna anche all’abuso di sostanze stupefacenti e alcoliche e che inevitabilmente coinvolge le persone più vicine ai soggetti patologici. In Italia, nel 2017, sono stati persi al gioco quasi 19 miliardi, tra slot, videolottery, bingo, lotto, ippica, scommesse e casinò, mentre il volume delle giocate arriva a quasi 100 miliardi. Si tratta di numeri allarmanti che ormai da anni delineano sempre più marcatamente una situazione drammatica. Divieti, limitazioni e ordinanze non sono bastate a fermare, ma forse neanche ad arginare, un fenomeno in continua crescita, che mette in ginocchio sempre più famiglie italiane: la consapevolezza da parte delle istituzioni e dello Stato della gravità del fenomeno non è sufficiente a mettere in atto azioni concrete ed efficaci che intervengano seriamente sulla questione. Se da una parte, infatti, lo Stato per la prima volta ha finalmente inserito la cura e la prevenzione dell’azzardo patologico tra le prestazioni sanitarie minime, dall’altra parte ostacola chi vuole imporre dei limiti drastici (diversi Comuni e Regioni da qualche tempo si stanno attivando per vietare l’installazione delle macchinette e la vendita dei gratta e vinci, perlomeno nei “luoghi sensibili” come scuole e stazioni). La risposta forse, sta nei 10 miliardi di euro che anche quest’anno le casse erariali hanno intascato, pari a due miliardi in più rispetto agli anni precedenti.
Un forte segnale di intervento arriva invece dalla campagna “Slotmob”, nata nel 2013 per aumentare la consapevolezza dei cittadini sulla gravità delle conseguenze del gioco d’azzardo. Attraverso gli Slot Mob, le persone si riuniscono a fare colazione o bere l’aperitivo nei locali che hanno scelto di non avere o di eliminare le macchinette, rinunciando a una quota importante e sicura di incassi, ma salvaguardando la salute di tanti cittadini. Ogni Slot Mob è individuato da un hashtag seguito dal numero crescente degli eventi, l’ultimo è stato il #217 a Caserta, lo scorso 3 febbraio. È di questi giorni anche la pubblicazione del Manifesto-appello, elaborato dal movimento e rivolto ai partiti politici in vista delle elezioni del 4 marzo. Il documento, redatto da firme illustri del movimento del panorama economico italiano come Leonardo Becchetti, Luigino Bruni, Vittorio Pelligra e Suor Alessandra Smerilli, richiama le forze politiche candidate a impegnarsi sull’azzardo, riprendendo in tre punti i passi “necessari per invertire il fenomeno dilagante dell’azzardo”. Dal punto di vista del movimento, “la crescita anomala dell’azzardo degli ultimi decenni”, è la conseguenza di un’offerta “ossessiva e incentivante”, appaltata e gestita, “per scelta politica, dai Monopoli di Stato a soggetti multinazionali che per loro stessa natura devono realizzare i loro profitti senza badare alle devastanti conseguenze su persone già deboli e povere: persone anziane, sole, disoccupate”. Una scelta strategica da cui deriva anche l’intensa pubblicità, in accordo con i Monopoli e “il costante ampliamento del mercato di riferimento dove le mafie continuano ad essere presenti”. L’appello è rivolto ai partiti affinché prendano posizione rispetto al sistema delle concessioni pubbliche, intervenendo per ridimensionare in modo consistente il settore e limitare l’offerta del gioco, attraverso un programma che riduca tutte le forme di azzardo, dal gratta e vinci al superenalotto e le scommesse, e non con la riduzione delle sole slot, garantendo più trasparenza, in linea con quanto previsto dal codice antimafia e la riforma della normativa antiriciclaggio siglata dall’Unione Europea.

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