Teatro a Iglesias. Da Niffoi, “La vedova scalza” e la tragedia della vendetta

Vedova scalza

Pubblicato su “Sulcis Iglesiente Oggi”, numero 1 del 14 gennaio 2018


di Jacopo Casula

Sul palcoscenico tre interpreti, ed una scenografia essenziale, che sfiora l’astrazione e accompagna lo spettatore in una Sardegna nella quale i valori arcaici delle comunità di agricoltori e allevatori si incontrano e si scontrano con l’irrompere della modernità.
Giovedì 28 dicembre, la regista Maria Virginia Siriu ha portato in scena al Teatro Electra di Iglesias, “La vedova scalza”, piece teatrale da lei stessa adattata partendo dal libro di Salvatore Niffoi.
Un’opera al nero, nella quale ritornano i temi dell’incontro-scontro tra tradizione e modernità, della violenza che chiama violenza e dell’ineluttabilità della vendetta, argomenti al centro delle opere di Niffoi.
Il tutto sullo sfondo di una Barbagia terra della ferocia e della violenza, quasi un’arcadia in senso rovesciato, protagonista anch’essa al pari degli altri personaggi nella vicenda raccontata da Niffoi e portata in scena da Maria Virginia Siriu.
“La vedova scalza” inizia in media res, portando lo spettatore all’interno di un delitto appena compiuto e della disperazione di una moglie per la barbara uccisione di suo marito, trucidato per lavare nel sangue un affronto.
La vicenda ambientata in Barbagia a cavallo tra la prima e la seconda Guerra Mondiale, negli anni del regime fascista, vede come protagonista Mintonia, una giovane donna distrutta dalla morte di Micheddu, un marito amato con tutto il cuore, malgrado una vita vissuta ai margini della legge ed al centro delle chiacchiere del paese.
Il voler essere considerato un uomo di valore, al di sopra della legge, un balente, porterà Micheddu ad opporsi all’ordine costituito, non solo come oppositore del regime in piccoli atti di ribellione, ma anche come amante della moglie del podestà.
Tutto l’odio, il rancore e tutte le invidie troveranno compimento nell’omicidio di Micheddu, un gesto dal quale scaturirà inevitabilmente la vendetta di sua moglie, poiché nella Barbagia raccontata da Niffoi, il sangue richiede sempre un altro tributo di sangue.
Perfetti i tre interpreti, Maurizio Liscia, Giovanni Trudu e soprattutto Carla Orrù, che riesce a rendere perfettamente il carattere della protagonista, una donna che è allo stesso tempo vittima e carnefice.
Tra gli altri punti di forza dell’allestimento curato da Maria Virginia Siriu, il suggestivo uso delle luci, che regalano ampiezza e profondità al palcoscenico, trasportando lo spettatore in una Sardegna astratta e senza tempo, una terra nella quale sono ancora vivi il mito della terra e quello del sangue.

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