Tra Flumini e Buggerru, la storica pineta di San Nicolò ha bisogno di aiuto

Rimboschimento di San Nicolò

Pubblicato su “Sulcis Iglesiente Oggi”, numero 45 del 24 dicembre 2017


di Federico Matta

Principalmente prevale il Pino domestico, con filari interrotti con frequenza dalla Quercius coccifera spinosa. Poi ci sono le altre specie vegetali, alcune endemiche, che crescono lungo i tratti di costa e in particolare nelle aree sabbiose psammofile, favorite anche da un clima mediterraneo non particolarmente caratterizzato da basse temperature. La pineta di San Nicolò è tra le foreste sarde che meritano più attenzione rispetto alle altre riforestazioni artificiali attuate nell’Isola negli ultimi cento anni. Questo per una serie di condizioni ambientali e che in questi anni hanno permesso il ripopolamento al suo interno di numerose specie vegetali e animali, protette dalle severe norme per la tutela dei siti d’interesse comunitario. La storia della vasta area verde ricadente nel territorio di Buggerru, distante pochi chilometri dal paese ex minerario, è iniziata sul finire degli anni ’50. In quel periodo un vasto complesso dunale, che si estendeva in direzione Ovest – Est per oltre 450 ettari, rendeva difficili i collegamenti con Buggerru (in quegli anni era ancora frazione di Fluminimaggiore), rendendo isolato uno dei più importanti centri minerari d’Italia. Numerosi mucchi di sabbia si accumulavano per chilometri nel tratto di strada, che oggi è identificata come Provinciale 83. Su questi si arrestavano spesso e volentieri i mezzi di trasporto. In particolare le corriere, mezzo indispensabile all’epoca per la popolazione locale. Le autorità provinciali e ministeriali pensarono quindi di imbrigliare quelle sabbie, impiantando dei pini domestici. Le opere di rimboschimento iniziarono nel 1958 e terminarono dopo alcuni anni. I pini sono cresciuti rigogliosi in poco tempo, anche grazie all’impiego di una forza lavoro, ancora oggi attiva, anche se in numero molto ridotto, nell’area demaniale. La pineta di San Nicolò, con i suoi 251 ettari di superficie, fa parte ora del cantiere gestito dall’agenzia regionale Forestas e denominato Cantiere “Portixeddu – Planedda”. Le dune ancora in parte sono visibili sui limiti del cantiere nella località Piscina Morta e nel contatto con la collina rocciosa di Lisandrus, il punto dove ancora sono visibili i resti della chiesa medievale dedicata a San Nicolò. Con il racconto della storia della pineta di Buggerru, interessata attualmente anche dall’importante Sic “Is Cumpingius – Portixeddu”, si vuole sensibilizzare chi di dovere su un efficiente intervento di tutela della vasta area verde. Da tempo, infatti, il sistema di protezione della pineta necessita di adeguate manutenzioni. L’azione eolica del forte maestrale, che soffia sulla costa, sta intaccando gli alberi a ridosso della spiaggia. Come una sorta di cancrena, il rinsecchirsi degli alberi avanza verso l’interno, mettendo a rischio il rimboschimento. Un’opera di tutela e valorizzazione, potrebbe ridare lustro alla zona e onorare i sacrifici dei tanti operai, che su quelle dune lavorarono ininterrottamente, per far si che Buggerru non fosse più isolato.

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