Inchiesta. Tanta gavetta e poi? Il lavoro che vorremmo

di Giulia Loi

Nel grande problema della crisi di lavoro, la disoccupazione giovanile occupa un ruolo di primo piano. Sostanzialmente i disoccupati in età giovanile si possono dividere tra coloro che sono effettivamente occupati, i disoccupati alla ricerca di lavoro e chi non studia e non lavora, ma non ha intenzione di cambiare la situazione in alcun modo, i cosiddetti “neet” (dalla formula inglese not engaged in education, employment or training). I “neet” preoccupano in particolar modo visto che in Italia superano del 10% la media europea, vale a dire che un quinto della popolazione tra i 15 e 24 anni sceglie autonomamente di non fare nulla.

Secondo i dati ISTAT sulla disoccupazione giovanile, come ricordato anche negli Orientamenti pastorali 2017/2018 del vescovo di Iglesias, nel 2016 nella ex provincia di Carbonia-Iglesias (comprendente tutti i comuni della nostra diocesi eccetto Teulada) fra i giovani fra i 16 e i 24 anni, 3 su 10 appartengono ai “neet”, solo 1 su 10 lavora e 6 su 10 sono disoccupati. Nell’insieme dei disoccupati poi, bisogna preoccuparsi anche di chi, decidendo di specializzarsi in determinate discipline ha speso tempo e denaro – quello della famiglia, ma anche quello guadagnato lavorando – in una laurea, vedendosi poi non riconosciute le competenze. O, al contrario, quando i laureati decidono di “accontentarsi” di lavori non coerenti con il loro percorsi di studi, vengono rifiutati come “troppo preparati”.

Alcuni dati: secondo Almalaurea, limitatamente alla zona di Cagliari ma comprendendo tutto l’Ateneo e quindi senza distinzione di facoltà, su 1.577 laureati di cui 1.080 intervistati, il 74,7 % stanno partecipando o hanno partecipato ad un’attività di formazione post-laurea, il 68, 3% lavorano, tutto questo a ben 5 anni dalla fine degli studi. Questo significa che chi lavora è solo poco più della metà, e nel mentre le attese sono veramente lunghe. Inoltre niente sembra mai bastare: alla laurea si aggiungono corsi di lingue, esperienze di volontariato, stage non retribuiti o poco retribuiti, alcuni si limitano solo a un rimborso spese. Nessuno mette in dubbio l’utilità e la necessità della famosa “gavetta”, ma spesso la gavetta si rivela molto più lunga del previsto, assumendo le forme di uno “sfruttamento” che spesso vale poco come esperienza a tutti gli effetti.

Tale situazione dà una risposta anche a domande diverse, quali “perché i giovani si sposano meno e fanno meno figli? Perché tanto ritardo nel crescere e prendersi le proprie responsabilità?” Perché le basi economiche e lavorative non lo consentono. Non ci sono controlli sulla tutela del lavoro dei giovani, e molti pensano che le competenze debbano essere al servizio senza essere retribuite. Per non parlare delle risposte tardive o assenti, file interminabili agli uffici, documenti incomprensibili, burocrazie infinite. Prove su prove che posso portare via anche alcuni mesi di tempo prezioso per poi vedersi comunque delle porte sbattute in faccia, come raccontano le testimonianze raccolte durante quest’inchiesta.

Le statistiche aiutano ma non devono essere l’unico dato. Le testimonianze, le vere esperienze di chi dopo anni di studio ancora non si trova con niente di riconosciuto, possono davvero dare l’idea di quale sia la situazione e di come poi questo si ripercuota sulla psiche, su come si insinui la delusione, la perdita di speranza, la voglia di cambiare completamente. Cerchiamo di far sì che le competenze contino qualcosa, e di valorizzare i giovani, magari inizialmente il lavoro non sarà perfetto, ma migliorerà. Meritano anche loro una chance per cambiare il mondo con il loro sapere.

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Laurea triennale nel 2015, 27 anni
Ho inviato CV a tante aziende dal giorno successivo alla mia laurea senza ottenere risposta. Ho pensato di attivare un tirocinio post-laurea con retribuzione mensile di 300 euro, ha risposto solo un’azienda dicendo che mi avrebbe contattata dopo il termine del tirocinio che già stavano svolgendo, ma non mi hanno mai richiamata. Allora ho puntato su un corso professionale lontano dai miei studi. Ho versato una cospicua caparra, il corso non solo non è mai partito, ma dopo due anni non mi è stata resa la quota. Così da due anni ho svolto mansioni soprattutto come volontaria per accumulare esperienze o piccoli lavori part-time della durata di pochi mesi. Ho inviato Cv a tutto il Sulcis, ma tutt’ora sono disoccupata.

Laurea magistrale nel 2013, 30 anni
Subito dopo la laurea ho svolto una breve sostituzione in una biblioteca comunale, successivamente ho tentato di accedere al dottorato all’Università di Cagliari, senza successo. Ho deciso di poi candidarmi a tante posizioni, anche tramite piattaforme on-line, per lavori che non richiedessero nemmeno il mio corso di studi, giusto per poter andare avanti. Ho lavorato come commessa e dogsitter, spesso intercalando periodi in cui, arresa, non cercavo nemmeno più lavoro. Molto spesso la laurea è considerato un motivo di svantaggio, viene considerato “troppo” per poter accedere ad alcuni tipi di lavoro.

Laurea magistrale nel 2017, 26 anni
Subito dopo la laurea ho deciso di entrare nel mondo del turismo, prestando volontariato e iscrivendomi al registro delle guide turistiche. Dall’inizio del tirocinio alla consegna del patentino sono passati sette mesi, tuttavia anche potendo già iniziare a fare richiesta, essendo iscritta al registro, ho mandato molti Cv nella zona del Sulcis o di Cagliari, e le poche risposte cercavano figure volontarie o mi hanno detto educatamente di non avere un posto. Il settore culturale è uno di quelli più penalizzati, si pensa sempre che abbia un valore meno “importante” e spesso lo si affida a dei volontari, anche se avrebbero tutte le competenze per essere retribuiti.

Laurea magistrale nel 2011, 32 anni
La prima esperienza lavorativa l’ho avuta durante la specialistica, ho lavorato a Carbonia in un bar/internet-point, grazie alla mia conoscenza con il proprietario. Poi dopo la laurea e dopo mesi e mesi di colloqui e curriculum senza risposta, dal mese di maggio del 2013 ho iniziato a collaborare con un giornale settimanale. Da allora lavoro lì. Nel mentre ho lavorato in comune come vigile, nel 2014 e tra il 2014 e il 2015 ho fatto diverse supplenze a scuola nel personale amministrativo/ausiliario.

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