500 anni della Riforma. Intervista a Elizabeth Green, pastora della Chiesa Battista del Sulcis Iglesiente

di Jacopo Casula

Nella ricorrenza del 500° anniversario della Riforma protestante, venerdì 27 ottobre, nella sala Remo Branca di Iglesias, si è tenuto un interessante incontro dal titolo “Riforma Protestante, donne e modernità”, relatrice la professoressa Debora Spini della Syracuse University di Firenze. Dopo la serata, abbiamo incontrato Elizabeth Green, pastora della Chiesa Battista di Carbonia e del Sulcis Iglesiente, con cui abbiamo affrontato temi come i 500 anni della Riforma, il dialogo ecumenico e la presenza evangelica nel nostro territorio.

Il cinquecentenario della Riforma riporta l’attenzione sui temi che sono stati alla base della predicazione di Martin Lutero. Ritiene che queste tematiche siano ancora attuali nella società contemporanea?

Lutero opera una lettura di ciò che, in riferimento alla Lettera ai Galati mi piace chiamare “il Vangelo secondo Paolo” – come ho titolato il mio libro “Il Vangelo secondo Paolo. Spunti per una lettura femminile (e non solo)”, Claudiana 2009 – alla luce delle questioni che agitavano la società e la chiesa del ‘500. Possiamo dire che il vangelo “secondo Paolo” è a sua volta una lettura del vangelo che Paolo stesso aveva ricevuto “per rivelazione di Gesù Cristo”. Lutero, come sappiamo, si riteneva incatenato a una Parola scatenata. Credo che questa sua capacità di scatenare senso e libertà sia certamente da recuperare. Tutto sommato l’argomento di fondo sia di Paolo che di Lutero ha che fare con la soggettualità umana. Come riusciamo ad accettarci e accogliere noi stessi, e gli uni gli altri? Riusciamo a “giustificarci da soli” magari squalificando gli altri (e settori interi della società)? L’opera di Cristo, pone fine a questo meccanismo diabolico, rendendoci liberi e libere di essere noi stessi e di porci al servizio degli altri.

Il dialogo ecumenico continua a procedere in questi anni, grazie anche a momenti di grande condivisione tra le Chiese Cristiane. Nella sua esperienza quali sono i risultati più importanti che sono stati raggiunti e quali i passi che ancora potrebbero essere compiuti?

La mia esperienza dell’ecumenismo è radicata in due ambiti: il lavoro pastorale legato a territori e comunità specifiche, e la riflessione teologica all’interno di associazioni ecumeniche come il Coordinamento Teologhe Italiane (www.teologhe.org) o Biblia. Tenendo conto della peculiarità del contesto italiano uno dei risultati più importanti, dal mio punto di vista, è l’inizio della valorizzazione delle diversità. Qualche anno fa, infatti, la Settimana di Preghiera per l’Unità dei Cristiani invitò partecipanti ad individuare un dono che la propria chiesa aveva da offrire alle altre. In questo modo si è cominciato a riconoscere la propria parzialità nonché il bisogno che abbiamo gli uni degli altri. Per proseguire in questa direzione è fondamentale liberarci dai pregiudizi che le chiese nutrono le une nei confronti delle altre, in altre parole “educare all’ecumenismo!”

L’ecumenismo può nascere dal basso, partendo da temi comuni come l’accoglienza, e l’attenzione bei confronti degli ultimi?

Dal mio punto di vista l’ecumenismo riesce meglio quando non è concentrato su sé stesso bensì su un fine comune per il quale insieme si cammina, si lavora, si prega. In contesti come i corridoi umanitari a cura della Comunità di Sant Egidio e la Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia, nelle veglie ecumeniche contro l’omofobia, nell’impegno per la giustizia e la pace accadono contaminazioni feconde e efficaci.

Ci può parlare della comunità battista del Sulcis Iglesiente? Le sue attività, la sua storia, la sua esperienza di pastora?

I battisti sono presenti nel Sulcis Iglesiente a partire dalla fine dell’Ottocento, grazie al lavoro di Andrea Cossu, la cui predicazione diede inizio alle chiese battiste di Cagliari e di Iglesias. Grazie all’attività di un certo Giano Carlo Tortonese, nonché del colportore (venditore ambulante della Bibbia) Giovanni Pintus, evangelici sorsero anche a Gonnesa, Portoscuso, Nebida e Masua. Tuttora la piccolissima comunità è sparsa tra Carbonia (dove in Via Abruzzo ci sono i locali di culto), Iglesias e Cortoghiana mentre la cura pastorale è affidata a una persona (attualmente la sottoscritta) che risiede a Cagliari. Le attività della chiesa sono principalmente il culto (ogni domenica alle 17.00) col canto e annuncio della Parola. La cena del Signore (o eucarestia) è celebrata la prima domenica del mese. Inoltre proponiamo e partecipiamo a varie attività di natura ecumenica. Il mio impegno come pastora, quindi, consiste nell’edificazione e incoraggiamento della comunità (resistenza e resilienza) nonché nel tessere e approfondire relazioni col territorio.

Quali sono gli appuntamenti futuri della chiesa evangelica battista del nostro territorio?

Per esigenze logistiche, il culto si terrà questa settimana il sabato (4 novembre) alle ore 17.00 in Via Abruzzo. Dal 25 novembre fino al 10 dicembre celebreremo i 16 giorni contro la violenza sulla donna su iniziativa della FDEI (Federazione delle Donne Evangeliche in Italia). Attualmente la comunità è coinvolta nell’organizzazione del Convegno del 3 dicembre a cura del Comitato per la Riconversione della RWM di cui è socio fondatore. Mercoledì 13 dicembre, invece, ci prepareremo a celebrare il Natale insieme alla parrocchia di Cortoghiana (presso la nostra sede a Carbonia). Tutte le nostre attività sono pubbliche e tutti e tutte sono benvenuti!

Riforma
Iglesias, sala Remo Branca. La pastora Elizabeth Green e la prof.ssa Debora Spini al convegno sulla Riforma del 27 ottobre 2017 (foto Efisio Vacca)

 

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